Youtheria: il nuovo database per scoprire cosa fare per salvare gli animali in via d’estinzione

di Marco Mancini Commenta

foto: utheria.org

Che cosa accadrebbe agli orsi polari, se la gente costruisse città nel profondo del circolo polare artico? O alle popolazioni delle tigri, se le praterie dell’India si desertificassero? Una nuova banca dati che permette agli utenti di esplorare i fattori che predispongono diverse specie di mammiferi ad entrare nel tunnel dell’estinzione (dovuti ad esempio all’invadenza umana che rallenterebbe il tasso di riproduzione) potrebbe essere utile nella pianificazione dei progetti di conservazione.

Chiunque può accedere al sistema on-line, si chiama Youtheria, e consente agli utenti di manipolare i parametri tra cui l’ecologia degli habitat, la dimensione della cucciolata e la dieta di ogni singolo animale, e testare le proprie ipotesi.

Il sistema si basa su un vasto database di tutti i noti mammiferi estinti di recente, chiamato Pantheria, che elenca i dettagli degli habitat delle specie, comportamento, dieta e area geografica, sulla base di più di due decenni di ricerche pubblicate. Il database registra anche la misura in cui ciascuna delle 5.000 specie è stata influenzata dagli esseri umani, e il degrado che essi hanno portato nei loro habitat.

L’analisi della banca dati ha già messo in evidenza una serie di caratteristiche fondamentali, come il rallentamento del tasso di riproduzione delle specie, che predispongono i mammiferi all’estinzione. Spiega Andy Purvis, un ricercatore sulla biodiversità presso l’Imperial College di Londra, che ha contribuito a produrre gli strumenti:

Per esempio, la volpe volante delle Seychelles non è più in declino, perché ora il suo habitat è intatto. Ma la nostra banca dati suggerisce che il suo lento tasso di riproduzione la predispone all’estinzione se e quando il suo habitat dovesse venire disturbato.

Purvis raccomanda inoltre che gli ambientalisti si concentrino sulla protezione delle tundre della Siberia e del Canada, dove i mammiferi predisposti all’estinzione potrebbero avere problemi di riproduzione, ma che attualmente prosperano in habitat sani.

Fino ad ora, il database è stato limitato al team di biologi che l’hanno sviluppato, ma Kate Jones della Società Zoologica di Londra e colleghi lo hanno reso liberamente a disposizione di altri ricercatori, sperando che essi contribuiranno ai dati.

Fonte: [Newscientist]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.