Amianto, patologie in crescita, il picco atteso tra il 2020 e il 2025

di Matteo Carriero Commenta

amiantoAmianto, le patologie correlate alle fibre sono in crescita e segnano un +50% negli ultimi dieci anni, mentre il picco per il loro manifestarsi è atteso tra il 2020 e il 2025. Dopo la storica sentenza del processo Eternit, i numeri per ricordare una delle grandi tragedie del nostro paese.

Le patologie correlate all’amianto, in particolare il mesotelioma maligno pleurico causato principalmente dall’inalazione delle pericolosissime fibre d’amianto, sono in crescita, aumentate del 50% in 10 anni e del 18% in cinque: gli ultimi dati dell’Inail per il 2011 parlano di 2250 patologie denunciate contro le 1900 del 2006 e le 1500 del 2001.

Dopo la sentenza della Corte d’appello che ha condannato Stephan Schmideiny, uno dei responsabili assieme al barone belga De Cartier, a 18 anni di carcere, l’Anmil presenta una sua fotografia dell’attuale situazione dei danni causati dall’amianto. I dati come abbiamo visto fanno rabbrividire, e dato il lungo decorso delle patologie si attende il picco assoluto delle stesse in un periodo compreso tra il 2020 e il 2025. Purtroppo, ancora non ci siamo messi la tragedia Eternit alle spalle.

Dopo il picco che contrassegnerà la fase critica, dovremmo poter assistere a un declino estremamente rapido del numero delle patologie riscontrate, data la messa al bando dei manufatti decisa nel 1992 (e l’Italia fino alla fine degli anni 90 non solo era uno dei più grandi produttori europeo, secondo solo all’ex Unione Sovietica, ma anche uno dei più grandi utilizzatori dell’eternit amianto).

Oggi il piano nazionale per contrastare il problema si basa sulla tutela della salute dei cittadini, dell’ambiente e dei lavoratori, e vede la volontà di realizzare elenchi di tutti gli esposti alla fibra killer dell’amianto, nonché la necessità di tenere sotto massimo controllo i lavoratori oggi impegnati nelle operazioni di bonifica, che come tristemente sappiamo, sono ben lungi dall’essere concluse. L’amianto, nel 2013, è ancora molto diffuso sul territorio italiano.

Photo credits | Thinkstock

 

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