Cos’è il dissesto idrogeologico, definizione e significato

di Matteo Carriero 2

Cos’è il dissesto idrogeologico spesso citato in caso di alluvioni, frane e altri disastri? Ecco in breve la definizione di dissesto idrogeologico e il significato di questa espressione, nonché le cause principali e perché è così importante intervenire a tutela del territorio.

dissesto idrogeologico definizione significatoIn tanti si chiedono cos’è il dissesto idrogeologico. Con questa espressione si intendono i processi di tipo morfologico caratterizzati da azioni che generano un degrado del suolo. Sebbene il dissesto idrogeologico possa generarsi a seguito di fenomeni meteorologici le azioni che causano un degrado del suolo sono quasi del tutto di origine antropica, legati a varie attività umane, tra cui, a titolo esemplificativo, la cementificazione. Pertanto, la definizione di dissesto idrogeologico indica un insieme di processi di degradazione del territorio e del suolo più nello specifico, processi innescati quasi esclusivamente dall’uomo, che hanno conseguenze notevolmente gravi, soprattutto quando si verificano determinate condizioni meteorologiche.

Ovviamente il significato di dissesto idrogeologico diviene più chiaro una volta che il fenomeno è indagato assieme alle sue principali cause e conseguenze. Il rischio idrogeologico nel nostro paese rappresenta una problematica di grande rilievo. Il rischio risulta diffuso in modo capillare lungo il territorio, ma naturalmente a seconda delle aree il fenomeno varia e può generare diverse conseguenze, come per esempio frane, esondazioni (poiché il dissesto idrogeologico è correlato anche a fenomeni distruttivi propri delle acque di superficie), alluvioni, dissesti di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo conoidi nelle aree montano-collinari, e ancora sprofondamenti. Il dissesto idrogeologico è quindi generato quasi sempre da attività umane ed è, dall’altro lato, legato alla conformazione geomorfologica di determinate porzioni di territorio.

E quali sono le principali cause del dissesto idrogeologico in Italia e non solo? Le attività umane che incidono maggiormente sono la cementificazione, la deforestazione, l’abusivismo edilizio (piaga particolarmente profonda nel nostro paese), l’abbandono dei terreni d’altura, lo scavo scriteriato di cave, le tecniche di coltura non ecosostenibili, le estrazioni di idrocarburi e di acqua dal sottosuolo, gli interventi invasivi e non ponderati sui corsi d’acqua e la mancanza di manutenzione degli stessi (uno dei fattori su cui si è molto discusso nelle ultime alluvioni di Genova). Ma cosa si può fare contro il rischio di dissesto idrogeologico? In realtà si può fare moltissimo e le conoscenze, in merito, non mancano, tuttavia la prevenzione del dissesto richiede una mentalità e una cultura della sostenibilità e della tutela, una volontà di salvaguardare il territorio che spesso viene completamente annichilita dalle opportunità economiche che si presentano sul territorio. Ovviamente al contempo proseguono gli studi scientifici orientati all’analisi dei fenomeni e delle condizioni di rischio, ma molto può essere fatto fin da ora, da un lato bloccando attività che aumentano il rischio di dissesto, dall’altro investendo sulla gestione e tutela del suolo.

Parlando di rischio idrogeologico, di definizione e formule, ci può imbattere nella formula Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore. In questo caso la pericolosità rappresenta la probabilità, in un’area, del verificarsi di un determinato evento di una certa intensità entro un periodo di tempo, la vulnerabilità rappresenta l’attitudine di una componente ambientale come popolazione o infrastrutture a sopportare le conseguenze di un evento di una certa intensità, mentre il valore rappresenta ciò che deve sopportare l’evento, per esempio numero di soggetti umani o valore delle risorse naturali. Moltiplicando vulnerabilità e valore si ottiene una stima delle conseguenze per l’uomo e l’ambiente di un determinato evento (potenziali vittime, danni alle risorse naturali, danni economici ecc.).

Commenti (2)

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