Glifosato, la prima video-inchiesta di LifeGate

di Michele Costanzo Commenta

Cresce l'attenzione attorno al glifosato tra nuove misurazioni, video-inchieste e dibattito parlamentare. Il tutto in attesa di una decisione a livello europeo che potrebbe arrivare a giorni.

glifosato erbicida
Resta alta la soglia d’attenzione attorno al glifosato, erbicida largamente diffuso in tutto il mondo che negli ultimi anni ha visto una netta spaccatura delle opinioni e persino delle valutazioni scientifiche. Anche il dibattito italiano ha registrato un notevole fermento alimentato da una inchiesta del giornale Il Test-Salvagente, da una interrogazione parlamentare dell’On. Realacci e una recentissima video-inchiesta pubblicata dal media network LifeGate.

Il reportage di LifeGate sul Glifosato

LifeGate ha scelto di inaugurare il proprio canale su Youtube con una video-inchiesta del fotografo Massimo Colombo centrata proprio sull’uso del glifosato. Il video di una decina di minuti raccoglie una serie di interviste e commenti che coinvolgono imprenditori agricoli che hanno scelto di rinunciare all’uso del glifosato e medici che hanno espresso i dubbi esistenti sugli effetti di questo diserbante sulla salute umana.

Il reportage di Colombo ha come teatro la campagna italiana e riporta le valutazioni dirette di imprenditori agricoli che sulla base delle proprie esperienze hanno scelto di cambiare metodi produttivi. Il messaggio di fondo che si può cogliere dalla video-inchiesta è forse soprattutto questo, la possibilità cioè di una agricoltura meno legata alla chimica e più orientata a rispettare ritmi produttivi e caratteristiche dei suoli. Strade alternative ma allo stesso tempo percorribili che in una certa misura l’agricoltura italiana ha già abbracciato con buoni risultati.

Come accennato il lavoro di Colombo inaugura il canale ufficiale di LifeGate su Youtube e può essere visualizzato direttamente a questo indirizzo del sito di video sharing.

Misurare i residui del glifosato

Nel dibattito sull’uso del glifosato emerge spesso il problema dei dati numerici da utilizzare come base per la valutazione dei suoi effetti sulla salute umana. Allo stato attuale infatti, anche se gli studi non mancano, è difficile costruire un database organico di ampia portata. Nel numero in di maggio il magazine Il Test-Salvagente ha pubblicato una articolata inchiesta sul glifosato mirata tra le altre cosa a capire se residui dell’erbicida arrivino nei cibi che mangiamo e nell’acqua che beviamo quotidianamente.

Sul fronte alimentare i dati raccolti su circa 50 alimenti (tra cui pasta, biscotti, corn flakes e fette biscottate) mostrano come la presenza di residui assuma spesso un carattere casuale; lotti diversi di uno stesso prodotto possono mostrare tracce di glifosato o esserne completamente privi. In ogni caso, spiega sempre Il Test-Salvagente, i valori rilevati sono sempre nettamente al di sotto dei limiti previsti dalla legge. Ricordiamo in questo senso che una delle ragioni che molto ha contribuito alla diffusione del glifosato è proprio la rapidità con cui questa sostanza si dissocia nel terreno limitando in questo modo la presenza di residui nella produzione.

Risultati più preoccupanti arrivano invece dai test condotti da Il Test-Salvagente su 26 campioni di acque di diverse località italiane. In due casi, spiega il mensile dei consumatori, una derivato del glifosato è stato rilevato in quantità superiori ai limiti previsti dalla legge (maggiori dettagli sono disponibili sul sito del giornale).

Anche per effetto dei dati pubblicati da Il Test-Salvagente, il tema del glifosato è tornato di stretta attualità anche nelle aule parlamentari italiane. L’On. Ermete Realacci ha presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri del’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Tema centrale dell’interrogazione sono proprio i dati sulla presenza di derivati del glifosato nelle acque. Nel testo si sottolinea inoltre come vi sia una quasi totale carenza di test finalizzati a rilevare la presenza del glifosato nelle acque potabili ed in quelle di superficie, situazione che ne rende evidentemente molto complessa ogni forma di monitoraggio.

L’interrogazione chiede infine ai ministri competenti se non sia opportuno introdurre test obbligatori per il rilevamento del glifosato nelle acque per uso potabile o agricolo.

In attesa della decisione europea

Come abbiamo raccontato in altre occasioni, l’autorizzazione all’uso del glifosato in Europa è scaduta nel dicembre del 2015. In attesa di una nuova decisione l’uso dell’erbicida avviene per effetto di una proroga temporanea. Già nello scorso mese di marzo in sede comunitaria era mancato un accordo per cui ogni ulteriore valutazione era slittata in avanti. Una nuova decisione potrebbe essere presa già nei prossimi giorni anche se le posizioni a confronto restano molto distanti.

Tra i 15 anni di proroga della concessione proposti dalla Commissione Europea ed il 7 proposti dal Parlamento Europeo starebbe emergendo una soluzione di compromesso con un prolungamento dell’autorizzazione all’uso del glifosato per 9 o 10 anni. In questo contesto l’Italia è tra i paesi ad aver preso una posizione netta contro ogni proroga all’uso del glifosato in Europa.

Divergenza di valutazione sul glifosato hanno segnato anche la comunità scientifica. Come abbiamo visto in altre occasioni, su questa sostanza pesa la valutazione dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) che ha inserito il glifosato nel gruppo 2A delle sostanze ‘probabilmente cancerogene’. Diversa è la valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che invece ha valutato come poco probabile la cancerogenicità per l’uomo.

Photo | Thinkstock

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