Neonicotinoidi in agricoltura, verso la messa al bando definitiva anche in Italia?

di Paola P. Commenta

Neonicotinoidi in agricoltura: torniamo a parlarne, a pochi giorni dalla notizia della vittoria riportata dagli apicoltori francesi sul Cruiser 350, un preparato per la concia del mais, restando stavolta sul fronte italiano che su una questione così spinosa e di fondamentale importanza per la sopravvivenza del comparto apistico italiano, altro non fa, da anni, che andare avanti di proroga in proroga, senza che una decisione drastica venga presa. Ci giunge notizia che il Sottosegretario alla Salute, l’Onorevole Francesca Martini, ha annunciato oggi che il Governo si esprimerà a riguardo non prima del prossimo 18 ottobre. Data affatto casuale dal momento che proprio quel giorno si svolgerà la riunione della Commissione Consultiva dei prodotti fitosanitari.

Per la deputata del PD Susanna Cenni, nel dire definitivamente e finalmente la sua, il Governo dovrebbe tener conto delle soluzioni drastiche adottate in altri Paesi europei. In Germania e Slovenia, ad esempio, i neonicotinoidi sono stati messi al bando senza se e senza ma dalla concia delle sementi.

Mi auguro, ha spiegato la Cenni, che pur in attesa della documentazione ufficiale, si tenga conto di due fatti già certi: con la sospensione dei pesticidi le api non muoiono più e che l’adozione della rotazione ha fatto sì che anche le colture agricole ne abbiano beneficiato.

Il PD ha presentato una risoluzione in Commissione agricoltura per chiedere una proroga fino al 31 dicembre del divieto ma, cosa più importante, un tavolo istituzionale per discutere di una messa al bando definitiva, che nasca dalla valutazione di quelli che sono i dati delle diverse sperimentazioni avviate su questo fronte, oltre che dalla coscienza della crisi che sta vivendo il settore apistico e, ovviamente, si avvalga delle esperienze degli altri Paesi europei nel gestire le medesime problematiche. Ci auguriamo che questo appello porti una volta per tutte a dire no alle sostanze che stanno uccidendo le api e di cui, è stato ampiamente dimostrato, si può fare volentieri a meno anche in agricoltura senza grossi danni.

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