Il Canada chiude l’Agenzia per l’Ambiente

di Marco Mancini Commenta

Negli ultimi anni il Canada sta prendendo sempre più una deriva pericolosa per quanto riguarda le politiche ambientali. Prima le autorizzazioni alle trivellazioni, poi quelle per lo sfruttamento delle sabbie bituminose, l’uscita dal Protocollo di Kyoto ed ora questo: la chiusura dell’Agenzia per l’Ambiente. L’ha spiegata il Ministro degli Esteri John Baird che ne ha annunciato la chiusura nel giorno peggiore, quello del venticinquesimo anniversario della sua fondazione.

L’annuncio è arrivato in occasione della Tavola Rotonda Nazionale per l’Ambiente e Economia (NRTEE), e la scusa è degna del miglior comico di Zelig: siccome ci sono già Internet, le università e le associazioni ambientaliste a fornire i dati sul clima e a dire cosa bisognerebbe fare per risolvere i problemi ambientali, è inutile continuare a pagare un’organizzazione che che produce soltanto relazioni dove si indica la necessità di una carbon tax. Una tassa che peraltro in Canada nessuno vuole.

Come se poi le voci di Internet e dei vari scienziati fossero ascoltate. L’ignoranza dell’attuale Governo è poi dimostrata dall’amministratore delegato dell’Agenzia, David McLaughlin, il quale ha dimostrato come non è vero che questa ha chiesto più volte una carbon tax, ma solo un tetto alle emissioni ed un sistema di cap and trade indicato come necessario sin dal 2009.

Ma la vera necessità di un’agenzia è che, in quanto istituto nazionale, ha accesso a dei dati che nessuno, nemmeno le Università, possono ottenere, e per questo le sue relazioni sarebbero molto più precise e dettagliate. Attualmente l’Agenzia percepisce 5,2 milioni di dollari canadesi all’anno (4 milioni di euro), e continuerà a ricevere l’assegno fino al 31 marzo 2013 quando, se le cose non dovessero cambiare, tutto verrà tagliato. Nel frattempo il Governo si è già dato da fare, forte dell’assenza di opposizione da parte dell’agenzia sull’ambiente, ed ha avviato i processi per la costruzione di gasdotti, piattaforme petrolifere e per abrogare le leggi di attuazione del Protocollo di Kyoto.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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