Sostenibili fino all’ultimo con gli eco-cimiteri

di Marco Mancini 2

Se vivete in modo ecologico, perché smettere quando la vostra vita è finita? Si sono posti questa domanda in Sudafrica, nella città di Stellenbosch, nel Western Cape, in cui è stato aperto il primo eco-cimitero. In passato ci eravamo già occupati di progetti simili, con cimiteri che mettevano in pratica i principi di sostenibilità (come ad esempio i lumini solari) o le agenzie di pompe funebri che costruivano bare ecologiche, ma questa volta l’eco-cimitero è “eco” in tutto e per tutto.

Cominciamo dalle bare. Ce ne sono di ogni tipo, l’importante è che siano fatte con materiali ad impatto zero come corde al posto dei manici di ottone, nessun utilizzo di colle tossiche o altre sostanze chimiche, mentre il materiale sarà cartone biodegradabile, vimini, bambù e cartapesta. Inoltre i luoghi di sepoltura saranno segnati solo con semplici pennarelli su pietra piatta o alberi piantati dai parenti.

Per chi invece della sepoltura preferisce la cremazione (che è anche più ecologica visto che non occupa spazio), l’eco-cimitero garantisce che non verranno utilizzati prodotti tossici. Normalmente il processo di cremazione contribuisce all’inquinamento atmosferico perché rilascia sostanze tossiche come la formaldeide, acido cloridrico, diossine e mercurio, e il processo di combustione aumenta l’emissione di gas serra. Inoltre non è vero che le ceneri non hanno un impatto sull’ambiente e, quando disperse in mare, non fanno bene come si può pensare. Gli organismi e le ceneri qui saranno sepolte in cofanetti realizzati con materiali biodegradabili come il vimini, e le ceneri possono anche essere sparse tra i fiori selvatici e fungere da concime.

Infine saranno possibili altri metodi di conservazione del defunto, selezionabili dalla famiglia, che vanno dalla liofilizzazione che congela il corpo in azoto liquido, per poi suddividerlo in piccoli frammenti tramite vibrazioni, all’acquamazione, un processo che utilizza l’idrolisi alcalina per sciogliere i tessuti molli del corpo. Le ossa vengono poi ammorbidite e schiacciate e possono essere sepolte con il minimo impatto ambientale.

La vegetazione autoctona del sito crea un habitat naturale per la fauna selvatica, e mentre i cimiteri tradizionali occupano fino all’80% del loro territorio con le tombe, quest’area di 300 ettari sarà utilizzata solo al 10%, mentre per il resto permetterà agli animali che fino ad oggi occupavano l’area di vivere in maniera protetta.

[Fonte: Health24]

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