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Ecosostenibilità, metodi antenati evergreen tornano alla ribalta

auto dei flinstonesAvi evergreen, dallo sguardo lungimirante, saggezza popolare, ed il caro vecchio principio del non si butta via niente. Benvenuti nel futuro. Un futuro che coniuga i più sofisticati ritrovati tecnologici alle tecniche più semplici per tutelare l’ambiente e risparmiare risorse tramandateci dai nostri antenati. Tutte rigorosamente green.

Insomma, dopo aver aspramente etichettato come obsoleti i rimedi della nonna ed i metodi contadini spiccioli, ed esserci avvicinati alle tecnologie più complesse persino per eseguire le operazioni più semplici, urge una sintesi per l’uomo moderno. Per ammettere che non tutto quello che viene del passato è primitivo e che non tutto ciò che è primitivo è da buttare. Tutt’altro. Dopo il salto vedremo le tecniche ecosostenibili, ampiamente usate dai nostri avi, oggi tornate alla ribaltà in virtù di una maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente ed all’economizzazione delle risorse.

In agricoltura, un metodo da riabilitare è quello dei fossati drenanti, realizzati per la prima volta dalle popolazioni neolitiche. Si tratta di trincee a mezza luna capaci di drenare e condensare l’acqua delle caverne e delle pareti calcaree, fungendo da abbeveratoi e producendo acqua anche in condizioni di estrema aridità, sfruttando quella atmosferica. Vanno ancora oltre le gallerie drenanti, sistemi di irrigazione che sfruttano la forza di gravità e non necessitano di ulteriore energia.
Per contrastare le frane causate da erosione gli avi insegnano: lasciar crescere l’erba nei frutteti e coltivare grano nei terreni non arati.

tetto verdeIn architettura, spopola il tetto verde: dai giardini pensili di Babilonia agli odierni grattacieli di Tokyo, New York e di molte altre megalopoli. Risparmio energetico garantito: l’acqua piovana si riutilizza per i sanitari, il clima interno all’abitazione si mantiene stabile consentendo un considerevole risparmio di elettricità. I sistemi di compostaggio per il riciclaggio dei rifiuti organici (e la produzione di humus) sono l’ennesimo esempio di una vecchia pratica riabilitata dall’ecologia moderna.

Infine l’artigianato, la produzione di prodotti tipici, tutte pratiche a rischio tramandate di generazione in generazione insieme ad una buona dose di rispetto per la terra ed i suoi prodotti. Per citare soltanto un esempio, ancora oggi resistono nella Loira abitazioni troglodite per preservare le terre destinate ai vigneti raccolta acqua piovanapregiati. Ma c’è molto altro da recuperare dal passato: vecchie lezioni che comprendono la raccolta dell’acqua piovana in grandi cisterne, pareti di casa che assorbono l’acqua e la restituiscono depurata, l’utilizzo di malte tradizionali piuttosto che di cemento per isolare e coibentare gli edifici. O ancora l’utilizzo di reti di gallerie orizzontali per l’irrigazione, come avveniva in Cina, nel Sahara e in Puglia 6.000 anni fa. Delle tecniche evergreen da riabilitare e da non dimenticare si occupa l’Istituto per le conoscenze tradizionali (Itki), che intende realizzare una grande Banca della Terra con le ecopratiche del passato riutilizzabili ancora oggi (se ne contano circa 700). Il progetto targato Unesco è appoggiato dalla società Ipogea, dal sindaco di Bagni a Ripoli dove sorgerà il Centro, dalla provincia di Firenze, e da tantissimi tra sindaci e amministratori dell’area e non.

[Fonte: Repubblica Ambiente]

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