Fotovoltaico, a Londra il ponte dei record alla stazione Blackfriars

di Matteo Carriero Commenta

La città di Londra si aggiudica un nuovo primato green: è infatti nella capitale inglese, alla stazione Blackfriars, che si trova adesso il ponte solare più grande del pianeta. Oltre 4400 pannelli solari coprono infatti il tetto della stazione che si estende sopra il Tamigi.

A Londra non mancano davvero i grandi progetti green in questi ultimi anni. L’ultimo di grande rilievo a esser stato realizzato nella capitale britannica è quello relativo alla stazione Blackfriars, stazione-ponte, costruita sopra il Tamigi. Sul tetto dell’edificio campeggiano infatti più di 4 mila e 400 pannelli solari in funzione, in grado di generare la bellezza di 900 mila kWh di energia all’anno. Di energia pulita. Il design dell’opera è stato realizzato da Solarcentury, responsabile anche dell’installazione di circa 6000 metri quadri di pannelli fotovoltaici.

Tutto l’impianto solare riesce a rispondere per circa il 50% del fabbisogno energetico della struttura che ricopre (la cui richiesta energetica è imponente). Con il ponte solare più grande del mondo la città di Londra riuscirà a tagliare le emissioni di anidride carbonica di oltre 510 tonnellate ogni anno, il che corrisponde a evitare alla città poco meno di 90 mila viaggi di media percorrenza in automobile.

Coinvolti nel progetto Network Rail e First Capital Connect. l’AD di Solarcentury Frans van den Heuvel ha dichiarato:

Il nostro lavoro su Blackfriars mostra i due benefici chiave del solare. Primo, può essere integrato nell’architettura esistente modificando in modo sbalorditivo il profilo di Londra. Secondo, può essere integrato nei più complessi progetti ingenieristici; in questo caso è stato installato sopra un sito in costruzione, sopra linee ferroviarie e su di un fiume.

La capitale inglese si dimostra quindi tutt’altro che timida nell’abbracciare progetti innovativi e in scala senz’altro ragguardevole: un esempio che sarebbe bello fosse seguito più spesso e con più coraggio dalle metropoli italiane.

Photo credits | Aitor Escauriaza su Flickr

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