Gran Bretagna: “rimpatriato” insetto esiliato oltre 100 anni fa

di Marco Mancini Commenta

Un “cittadino” britannico, trasportato in Nuova Zelanda circa un secolo fa, sarà presto rimpatriato. Il bombo, un’insetto molto simile all’ape, è stato inviato agli antipodi della Terra per impollinare il trifoglio rosso nel lontano 1875 su un carico di agnelli in una delle prime navi frigorifere della storia. Cento anni dopo tuttavia, l’ape è morta nel suo Paese d’origine: l’ultima volta è stata vista nel 1988, ed è stata dichiarata estinta nel Regno Unito nel 2000.

Gli sforzi volti a reintrodurre il bombo sono stati contrastati dai fallimenti dell’allevamento in cattività e dal “jet-lag“, cioè l’incapacità sul lungo raggio di adattarsi allo spostamento improvviso di emisfero. La situazione è recentemente diventata urgente. In breve tempo i bombi hanno prosperato grazie ad un’altra specie non indigena, l’erba viperina, ma il governo della Nuova Zelanda è in procinto di avviare un programma di eradicazione di questa pianta.

Fortunatamente, un appassionato ceco del bombo, Jaromír Čížek, è finalmente riuscito ad ottenere l’autorizzazione ad allevare l’insetto in cattività. La sua richiesta si basava su un programma per tentare di allevare i bombi per produrre un polline migliore di quello delle api. Il suo metodo è stato verificato da Vladimir Ptacek, un biologo dell’Università Masaryk di Brno, Repubblica ceca.

Il polline dei bombi è di qualità molto superiore a quello delle api.

Spiega Ben Darvill del Bumblebee Conservation Trust presso l’Università di Stirling, UK. Il jet-lag può essere evitato mantenendo le regine al freddo inducendole all’ibernazione durante il viaggio. La Zoological Society di Londra, sta effettuando una valutazione del rischio di reintroduzione, tuttavia, per cercare di evitare malattie per le api.

Una volta ricevuto un certificato di buona salute, saranno allevati in Nuova Zelanda per la reintroduzione nel Regno Unito, che avverrà nella tarda primavera 2010. Darren Evans, un biologo della conservazione presso l’Università di Bristol, Regno Unito, avverte che prima di reintrodurre le specie c’è bisogno di capire perché si sono estinte. Darvill concorda che:

Il problema di fondo rimane, e cioè che la nostra terra è coltivata intensamente per produrre cibo, a scapito della fauna selvatica.

Insomma, se qualcosa non cambia, questi insetti rischiano di sparire di nuovo. Ma stavolta per sempre.

Fonte: [Newscientist]

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