Il kamut in una dieta vegetariana ed ecoresponsabile

di Redazione 5

Il kamut è una varietà di grano dalle interessantissime proprietà alimentari, tra cui alto apporto energetico e ricchezza di vitamina E. È senz’altro un prodotto che può arricchire una dieta vegetariana, essendo inoltre genuino in quanto coltivato in modo biologico per via della sua naturale robustezza. Se da un lato la coltura biologica lo rende un prodotto ecoresponsabile, dall’altro la vendita in Italia per vari motivi avviene spesso coprendo lunghissime distanze. Occorre un po’ di accortezza per aggirare il problema e renderne l’acquisto più sostenibile.

La dieta vegetariana è costitutivamente rispettosa dell’ambiente per vari motivi (la produzione di carne si caratterizza, tra l’altro, per un pessimo tasso di conversione proteico e per un apporto significativo al riscaldamento globale, a cause del metano espulso dai bovini). I vegetariani statisticamente sono persone attente alla propria alimentazione e che prediligono anche cibi caratteristici di altre zone del pianeta (come il tofu e il seitan). Il kamut si può inserire benissimo in una dieta vegetariana, essendo una sottospecie di grano che sostituendosi saltuariamente a quello comune può apportare benefici in termini di salute e di varietà gastronomica. Sorge tuttavia un problema per i vegetariani attenti al rispetto dell’ambiente: è difficile trovare kamut, in Italia, non proveniente dall’America o da altre zone molto lontane, con tutto quel che comporta il chilometraggio in termini di impatto ambientale.

Perché questo? Principalmente perché Kamut è una marchio registrato di proprietà di una grande azienda americana, che lo difende con tutti i propri mezzi. Non è quindi possibile vendere la sottospecie di grano Triticum turgidum ssp. turanicum con il nome di Kamut. Questo comporta delle difficoltà in quanto tale varietà di grano è ormai universalmente nota proprio con questo nome.

Come risolvere il problema? Si possono percorrere principalmente due strade: la prima, più complicata, consiste nel ricercare il grano Triticum turgidum ssp. turanicum sotto nomi commerciali differenti entro grandi store online di prodotti naturali; la seconda, decisamente più semplice, consiste nello spiegare il problema di persona al proprio rivenditore di prodotti naturali di fiducia (o via mail ai responsabili di uno store online) chiedendo se possiede questa varietà di grano, nota come kamut, sotto altre denominazioni, allo scopo di acquistarlo con chilometraggio inferiore.

Chi segue una dieta vegetariana e vuole godere dei benefici del kamut può farlo in modo ancora più sostenibile con un piccolo sforzo: in fondo inviare una mail o scambiare quattro chiacchiere con un rivenditore non è un onere gravoso!

Photo Credits | janineomg su Flickr

Commenti (5)

  1. Sono conosciuti ed apprezzati da molti i benefici del Kamut, nome commerciale e protetto da brevetto del grano Khorasan, ma l’articolo non è chiaro su un punto chiave: il grano Triticum turgidum ssp. turanicum è Khorasan?

    Se non lo è, in cosa si differenzia da quest’ultimo? Perché viene qui accostato al Khorasan? Perché e con quali fini ci viene proposto?

  2. Il termine khorasan non si riferisce al grano Triticum turgidum ssp. turanicum, prodotto dall’azienda Kamut e ormai noto proprio con il nome di kamut.
    Il grano khorasan è, tuttavia, un parente genetico molto stretto del Triticum turgidum ssp. turanicum. Come ho scritto nel precedente articolo sul kamut (http://www.ecologiae.com/kamut-proprieta-cereale-proveniente-sempre-agricotura-biologica/58367/) “La sottospecie di grano kamut nasce dall’incrocio tra il grano comune e un’altra sottospecie, il polonicum”. La sottospecie polonicum è difatti anche nota come grano khorasar, da qui la vicinanza genetica dei due prodotti alimentari.

  3. scusatemi, ma state accumulando inesattezze su inesattezze.
    Chiariamo: khorasan e Truticum Turgidum Turanicum, sono la stessa cosa. L’uno è il nome generico della varietà e l’altro è il nome botanico della varietà.
    KAMUT è il nome del marchio usato per proteggere e identificare una particolare linea mai ibridata e garantita da agricoltura biologica di grano khorasan.
    Quindi è ovvio che non si possa chiamare kamut un grano khorasan non coltivato e garantito sotto il marchio kamut…
    Mi sembra tutto molto semplice e sensato.

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