Mutamenti climatici, il 10% dei mammiferi rischia di sparire

di Marco Mancini Commenta

Se il riscaldamento globale dovesse verificarsi con gli scenari prospettati dai diversi scienziati che stanno studiando il fenomeno, circa una specie di mammifero su 10 rischia di sparire. E’ l’allarme lanciato dai ricercatori dell’Università di Washington che hanno indicato nell’incapacità di migrare abbastanza velocemente il primo responsabile di questa estinzione di massa.

Attualmente siamo ancora nell’ambito dei calcoli e delle ipotesi, ma secondo Carrie Schloss, ricercatrice analista in scienze ambientali e forestali a capo dello studio, le specie di mammiferi a rischio andrebbero dal 9 al 40%. Questo perché i mutamenti climatici sono troppo repentini, rendono invivibile l’habitat di molti animali, e di conseguenza questi sono costretti ad emigrare. Ma non tutti sono capaci di farlo, e soprattutto di farlo così in fretta. Per questo rischiano di sparire.

Tra le principali specie a rischio ci sono molti tipi di scimmie (tamarini, scimmie urlatrici, scimmie ragno), mentre chi sembra più in grado di farcela sono gli animali che si adattano molto bene come i lupi, i coyote, i cervi e i formichieri. L’analisi ha riguardato quasi 500 specie diverse di mammiferi, da quelli più grandi come le alci a quelli più piccoli come i toporagni, e la variabile presa in considerazione è stata soltanto il cambiamento climatico. Ma a questa bisogna aggiungere la concorrenza con le altre specie perché la carenza di cibo e di acqua potrebbe portare ad una battaglia finale in cui, come sempre, solo il più forte può riuscire a sopravvivere.

Gli animali che ne risentirebbero di più sono quelli che maturano sessualmente più tardi, come i primati, che generandosi lentamente hanno meno possibilità di adattarsi, rispetto ad altri animali che già dopo un anno riescono ad essere sessualmente maturi. Ne risentiranno di più anche gli animali che vivono ai tropici, i primi luoghi a diventare troppo caldi, ed in particolar modo quelli che non saranno in grado di spostarsi verso le zone più alte di monti e colline. Questo potrebbe portare ad elevati tassi di dispersione che di conseguenza accelererebbero il processo di estinzione. Se poi ci aggiungiamo anche gli ostacoli costruiti dall’uomo come le città, il danno è completo.

[Fonte e foto: Sciencedaily]

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