WWF: critiche ai Paesi del g8 sugli impegni per l’ambiente

di Redazione 1

Tra una settimana a L’Aquila si riuniranno i cosiddetti 8 “grandi” della Terra per discutere di economia, pace, sviluppo, ma anche di ambiente. Finché si tratta di materie economiche, nulla da obiettare. Si sa che questi 8 Paesi si danno molto da fare in questo ambito, e sono i più avanzati al mondo. Ma quando si comincerà a parlare d’ambiente, molti di essi farebbero bene ad alzarsi e ad uscire dalla sala, magari lasciando spazio a chi per l’ambiente sta facendo qualcosa di concreto (come Sudafrica, Cina e India).

Stiamo parlando in special modo dei tre Paesi più grandi che partecipano al Congresso, Canada, Stati Uniti e Russia, i quali sono troppo indietro rispetto agli accordi presi sul protocollo di Kyoto e sulle politiche ambientali. Queste nazioni sono state capaci di fare tante promesse senza quasi mai mantenerle, anche se un minimo di speranza ora per gli States c’è, visto che, con l’insediamento di Barack Obama, qualcosa si è mosso, tanto da far scollare il suo Paese dall’ultimo posto, e fargli guadagnare una posizione.

Tra gli 8 grandi, fanno sapere dal WWF, sono solo tre quelli che, seppur non con meriti eccezionali, sono riusciti a mantenersi almeno al passo con le promesse, raggiungendo i propri obiettivi: Germania, Regno Unito e Francia. L’Italia invece si ritrova, insieme al Giappone, ai piedi del podio, ma senza grandi risultati. Quello che mantiene in una posizione elevata l’Italia, come al solito, non è il Governo, ma gli italiani stessi.

Il nostro paese galleggia a metà classifica grazie a consumi energetici non particolarmente elevati che una politica inetta e indecisa, fatta di provvedimenti disorganici e spesso contraddittori, non riesce però a ridurre ulteriormente, abbassandoli ad un livello di sostenibilità

spiegano dal WWF. Infatti le basse emissioni sono dovute al fatto che gli italiani consumano poco, siamo ancora un Paese a “risparmio energetico”, si vive molto nelle campagne, dove l’aria è salutare, e l’alta densità di popolazione fa abbassare le emissioni procapite. D’altra parte però queste stanno aumentando, e non si vede una politica dura e decisa verso una regolamentazione delle emissioni. Ci sono dei progetti sulle rinnovabili, ma ben pochi sono quelli già partiti, per non parlare del trasporto, mentre la cosa più preoccupante è che siamo ancora molto lontani dal raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto.

Peccato perché, secondo le stime di Ecofys, una delle società che parteciperanno al prossimo g8, al nostro Paese basterebbe investire soltanto lo 0,2% del Pil, corrispondente a circa 4 miliardi di euro l’anno, per riuscire a raggiungere l’obiettivo ottimale del taglio delle emissioni al 30% entro il 2020. Ma purtroppo pare non ci sia nemmeno la voglia di farlo da parte di un Governo, uno dei pochi al mondo, che ancora non ha capito che ambiente ed economia non sono due campi separati, ma un’unica grande opportunità.

Commenti (1)

  1. Bhe Cina e India sono costrette a fare qualcosa di realmente concreto altrimenti rischiano seriamente di rimanere intrappolate nei loro stessi rifiuti. Hanno fatto scempio dell’ambiente come nessuno mai.

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