Attenti ad usare le confezioni monodose, inquinano più di quelle formato famiglia

Uno dei maggiori fattori inquinanti che si aggravano di giorno in giorno è lo spreco di materiale, conseguente al confezionamento dei prodotti alimentari. Se nelle famiglie la raccolta differenziata viene fatta molto poco e molto spesso plastica e vetro vengono gettati nelle discariche generiche, la situazione si fa ancora più grave quando si parla di alberghi.
Infatti quelle simpatiche confezioni che contengono la marmellata, il burro o i succhi di frutta che ci vengono offerti ogni giorno nelle strutture alberghiere sono i maggiori responsabili del cosiddetto “inquinamento igienico”. Il problema fondamentale è che per evitare che diversi clienti vengano a contatto con lo stesso materiale di cui hanno usufruito degli estranei, ad esempio una confezione grande di marmellata come quelle che si comprano al supermercato, i ristoratori hanno trovato una soluzione molto semplice: le confezioni monodose. Il problema di queste piccole ma tante confezioni è che poi l’involucro va buttato, e tanti piccoli involucri formano una quantità di immondizia decine di volte superiore a quella che si forma con le confezioni formato famiglia.
Le interpretazioni soggettive delle normative per l’igiene degli alimenti e della normativa HACCP possono creare difficoltà nell’adozione dei sistemi di etichettatura ecologica europea (Ecolabels), istituiti da apposite organizzazioni con l’obiettivo di incentivare la presenza sul mercato di prodotti e servizi “puliti”. E così, come avviene spesso in Italia, fatta la legge, trovato l’inganno. Ogni singolo ristoratore può interpretare a suo modo la direttiva europea in fatto di sanità, e così può agire come meglio crede. In effetti il problema è piuttosto complicato, e cioè scontentare i clienti più accorti all’igiene, ma creando meno immondizia, o accontentarli, ma riempire le discariche?
E’ più o meno questa, in parole povere, l’interrogazione che il Senatore Francesco Ferrante (PD) ha rivolto ai Ministri della Salute, delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e per i Beni e le Attività Culturali. La legge prevedeva, alla sua pubblicazione nei primi anni ‘90, che coloro che adottassero questo genere di Ecolabel, si impegnassero nella riduzione dei rifiuti, adottando misure di raccolta differenziata. Cosa che nella maggior parte dei casi è stata disattesa.
A questo punto, la palla passa ai singoli gestori degli esercizi commerciali, che dovranno agire secondo coscienza e scegliere la soluzione più conveniente.
In attesa di una risposta dai ministri interrogati, voi che fareste?
A questo punto, la palla passa ai singoli gestori degli esercizi commerciali, che dovranno agire secondo coscienza e scegliere la soluzione più conveniente.
In attesa di una risposta dai ministri interrogati, voi che fareste?
1 Commento
Scritto da Marco Mancini
Termini legati all'articolo: confezionamento prodotti alimentari, Ecolabels, inquinamento igienico, Ministro della Salute, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, normativa HACCP, PD, plastica, raccolta differenziata, Senatore Francesco Ferrante, spreco di materiale, vetro.




[...] Il Sud Africa, nel maggio 2003, ha vietato l’impiego dei sacchetti di plastica sottili. In Eritrea, Ruanda e Somalia sono stati banditi nel 2005. La Tanzania ha introdotto il divieto totale nel 2006, il Kenia e l’Uganda hanno messo fuori uso quelli sottili a metà del 2007. Negli Stati Uniti, la città di San Francisco è stata la prima in assoluto a vietarne l’uso nei grandi supermercati e nelle farmacie nel marzo del 2007. Diversi mesi dopo, anche nel resto della California si approvarono leggi che obbligavano i grandi supermercati a riciclare le buste di plastica. [...]