Risarcimenti Ilva di Taranto, dopo decreto Renzi nulla ai parenti delle vittime

di Matteo Carriero Commenta

Nuova triste pagina per la storia dell’Ilva di Taranto: i risarcimenti ai parenti delle vittime da inquinamento non arriveranno, come non arriveranno nemmeno per cittadini danneggiati in vario modo dallo stabilimento (allevatori, miticoltori ecc.). La decisione del Gup di Taranto Vilma Gilli nell’udienza preliminare sul processo contro l’Ilva giunge a conseguenza del decreto Salva Ilva di Renzi, in quanto l’azienda è ora in amministrazione straordinaria e le altre due società dei Riva non erano parti dell’incidente probatorio tenutosi a suo tempo. E come è inevitabile scoppia la rabbia di cittadini e ambientalisti.

ITALY-MANUFACTURING-STEEL-STRIKE-COMPAGNY-ILVA-PROTESTI risarcimenti dell’Ilva di Taranto ai cittadini, ai parenti delle vittime, agli imprenditori e agli altri soggetti danneggiati dallo stabilimento siderurgico. Il giudice Gilli ha accolto l’istanza degli avvocati dell’Ilva escludendo la stessa dai responsabili civili dell’indagine Ambiente Svenduto, poiché dopo il decreto Salva Ilva del Governo Renzi che ha decretato lo stato di amministrazione straordinaria, gli avvocati del Commissario Gnudi hanno potuto chiedere l’esclusione dell’azienda dal processo. Le altre due società a cui abbiamo già fatto riferimento sono la Riva Fire e la Riva Forni, come è evidente di proprietà della famiglia Riva, anch’esse escluse in quanto non formalmente coinvolte nell’incidente probatorio del 2012. La sostanza è che l’Ilva e i Riva non dovranno alcun risarcimento alle parti civili, alle centinaia di parti civili che associandosi avevano richiesto indennizzi per circa 30 miliardi di euro (di cui 20 circa per Comune, Provincia di Taranto, Ministero della Salute e Ministero dell’Ambiente). Angelo Bonelli dei Verdi ha commentato il fatto senza usare giri di parole:

È la morte del diritto e della democrazia. È una vergogna: la città e i suoi cittadini sono massacrati per l’ennesima volta. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte. Inoltre questa norma consente alle aziende che hanno realizzato enormi profitti sulla salute di operai e cittadini di poter conservare i propri tesori nei conti correnti bancari.

Affermando inoltre che si è distrutto il principio chi inquina paga, il tutto grazie a un intervento dello stesso Stato Italiano. Bonelli ha inoltre garantito immediata denuncia al tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo. In estrema sintesi la decisione del giudice giunge perché la Riva Fire e la Riva Forni elettrici non sono perseguibili e perché dopo il decreto Renzi l’Ilva Spa gode della protezione della Legge Marzano, per cui non potranno essere chiesti risarcimenti alla nuova amministrazione. Marescotti di Peacelink ha dichiarato che l’associazione continuerà a battersi come parte civile, aggiungendo

Adesso possiamo comprendere quanto sia stato sbagliato sbarrare la strada alla magistratura con sette decreti, uno peggio dell’altro. Occorreva invece applicare il principio ‘chi inquina pagà quando l’azienda era ancora vitale. E questo è stato impedito proprio da coloro che oggi scaricano sulla collettività i costi di un immane disastro economico, ambientale e sanitario.

Purtroppo il decreto Renzi ha altri discutibili effetti sull’azienda: rimandiamo ai nostri precedenti articoli per quanto riguarda la possibilità dell’Ilva di non ottemperare per intero alle prescrizioni AIA, per l’immunità del Commissario Gnudi e altro ancora.

Photo credits | Getty Images

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