Venti animali che non sapevate fossero in estinzione (seconda parte)

di Marco Mancini 1

 Come abbiamo visto ieri, non sono soltanto quelle poche decine di animali noti a rischiare l’estinzione. D’accordo sui rinoceronti, i panda o altri noti o poco noti, ma chi poteva immaginare che alcune specie di cavalli o di giraffe si stavano estinguendo? Se vi siete persi la “puntata” precedente potete consultarla da questo link, mentre di seguito mostreremo altri 10 animali che sicuramente non sapevate si stessero estinguendo.

Topi: sono così tanti che vengono utilizzati anche in laboratorio. Nessuno immaginerebbe mai che i topi si stessero estinguendo, eppure il topo dell’Hymalaya, l’Heteromys nelsoni ed il ratto dalla coda bianca sono considerati in pericolo in quanto le popolazioni locali che li conoscono benissimo affermano che da circa un decennio se ne vedono sempre meno.

Parrocchetti: questi bellissimi animali hanno trovato nell’uomo la causa della loro estinzione. Alcune specie vengono catturate per la loro bellezza e messe in gabbia, ma questa caccia ha portato alcune popolazioni sotto i 300 esemplari ancora in circolazione.

Gamberi: dai fiumi inquinati al nostro piatto il passo è breve, ma potrebbe essere l’ultimo per almeno 5 specie di gamberi, tra cui quello gigante, passato da “vulnerabile” a “in pericolo” in un decennio. Si calcola che negli ultimi 50 anni la sua popolazione sia diminuita del 70%.

Cervo: trofeo di caccia più ambito, potrebbe presto non essere più disponibile in natura. Considerato il primo mammifero della storia, quattro specie di cervo muschiato che vivono solo in Asia (hymalaiano, cinese, nero e del Kashmir) sono molto vicine all’estinzione.

Bufalo: proprio come i cavalli, anche il cugino non domestico del bufalo è a rischio. Oggi si contano appena 2.500 esemplari ancora vivi, ma nel breve giro di 3 generazioni la sua popolazione si è dimezzata a causa della caccia e della perdita di habitat.

Avvoltoi: anche se può sembrare uno di quegli animali che sopravvivono in tutte le condizioni, anche gli avvoltoi, e per la precisione l’avvoltoio egiziano, rischiano di sparire. Oggi la popolazione stimata è di poche decine di migliaia di esemplari, con in particolare la popolazione indiana in forte declino.

Ippopotami: in particolare è l’ippopotamo pigmeo a forte rischio, con una media di duemila esemplari ammazzati dai cacciatori ogni anno. Nel 1990 si contavano pessimisticamente circa tremila esemplari, oggi che la popolazione è in declino questa soglia è il massimo che si può sperare di raggiungere.

Leoni marini: i leoni marini sono animali che, grazie al loro habitat inospitale, si sono sempre salvati dalle grinfie dell’essere umano. Ma le nuove trivellazioni nel territorio dell’Alaska potrebbero metterli a rischio tanto che si calcola che se i piani per l’estrazione del petrolio fossero confermati, entro un secolo la popolazione potrebbe essere ridotta fino al 10% rispetto a quella odierna.

Gazzelle: finché era cacciata solo dai predatori naturali, tutto andava bene. Quando poi ci si è messo l’uomo, che le ha anche ridotto l’habitat naturale, la gazzella ha cominciato un rapido declino. La gazzella di Cuvier conta meno di 3000 esemplari, la gazzella bianca invece oggi conta appena 250 sopravvissuti.

Passeri: ne esistono decine di specie, tutte più o meno serene, ma la specie di San Cristobal che vive nelle Galapagos è considerata in pericolo, con poco più di cinquemila esemplari ancora vivi. L’allarme è stato lanciato perché questa specie non vive in nessun altro posto del pianeta, e così se dovesse sparire per i diversi problemi che colpiscono quell’area del mondo, perderemmo questa specie per sempre.

[Fonte: Treehugger]

Photo Credits | Getty Images

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