APP, ancora accuse di deforestazione dalle associazioni

di Redazione 1

L’APP, o Asian Pulp & Paper, sta tentando in tutti i modi da anni di ripulire la propria fama di distruttore di foreste, avviando una serie di politiche ambientali più o meno riuscite. Ora, dopo anni di tentativi, è il momento di trarre le somme, e secondo le associazioni ambientaliste dei Paesi in cui l’APP agisce, sembra che il risultato non sia positivo.

Nel 2004, dicono dalla ONG Eyes on the Forest, l’azienda annunciò che entro 3 anni avrebbe smesso di distruggere le foreste native di Riau, in Indonesia, per farne carta. Per questo è stata avviata quella campagna che oggi conosciamo sulla carta “responsabile”. Peccato che 5 anni dopo la scadenza ancora non sia cambiato nulla, e la data entro cui l’APP smetterà di tagliare le foreste è stata rinviata al 2015.

Inoltre l’azienda aveva annunciato piani di tutela forestale e politiche per la conservazione, ma secondo l’associazione anche di queste non c’è traccia. Stando all’ultimo studio di Eyes on the Forest attualmente nell’area ci sono 1,2 milioni di ettari di foreste a forte rischio, oltre la metà del totale, e se a tagliarle non sarà l’APP, il pericolo è che siano a farlo altre aziende denominate “fornitori indipendenti” le quali, sotto altri nomi, in realtà non fanno altro che tagliare alberi e rivenderli alla APP.

L’appello arriva anche in quanto in queste foreste sopravvivono ancora gli ultimi esemplari di tigre di Sumatra ed elefanti di Sumatra, per non parlare delle emissioni delle torbiere ed il carbonio trattenuto dalle radici degli alberi che sarebbe disperso in caso di taglio.

Questa cosiddetta roadmap verso la sostenibilità è solo un altro elemento di investimenti APP nel greenwashing, piuttosto che nel greening. Questa non è una tabella di marcia per la sostenibilità, ma una tabella di marcia per la distruzione delle foreste indonesiane

denuncia Rod Taylor, direttore del Programma Foreste del WWF International, che chiede l’immediato stop al taglio delle foreste.

Photo Credits | Getty Images

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