
Come ogni anno al ritorno dalle vacanze si apre la stagione venatoria e si stabilisce il calendario della caccia. E, come ogni anno, fioccano le polemiche tra ambientalisti e cacciatori. Se da un lato Arcicaccia e le associazioni venatorie ritengono che sia legale anticipare l’apertura della stagione, LAV e gli attivisti amici degli animali spiegano che molte specie sono ancora in fase di nidificazione e i cacciatori con le loro doppiette potrebbero compromettere questa delicata fase riproduttiva.
Non si placano le polemiche tra cacciatori e ambientalisti a pochi giorni dalla pubblicazione del calendario della caccia: quest’anno è stata anticipata a domenica 1 settembre la stagione venatoria per 16 regioni, tranne che per la Valle D’Aosta, il Molise, il Trentino Alto Adige e la Liguria. Potranno essere cacciate 14 specie di animali, tra cui la quaglia e la tortora che in questo periodo, spiegano gli ambientalisti, sono in nidificazione come ha dichiarato la LAV
Ai cacciatori, esigua minoranza della popolazione, si consente di sterminare per puro divertimento gli uccelli ancora in fase di riproduzione. Significa che verranno uccisi genitori che non potranno provvedere alla prole, condannandola a una lenta agonia e a morire di fame
La Lega Anti Vivisezione chiede l’intervento del governo per difendere la fauna, come previsto dalla Costituzione. Anche Lipu e Wwf denunciano che
Le preaperture della caccia sono ormai una regola e non più un’eccezione. Basta un po’ di pressione da parte dei cacciatori e le Regioni cedono: la gestione venatoria in Italia continua a essere in balia dell’estremismo venatorio e di amministratori compiacenti a cui non importa della sopravvivenza delle loro stesse prede oltre che delle norme comunitarie che le tutelano.
I cacciatori, riuniti nell’Arcicaccia rispondono che le associazioni ambientaliste diffondono sempre del catastrofismo militante perché “in crisi di identità sproloquiano parole anticaccia con la speranza di sopravvivere a se stesse” quando invece domenica 1 settembre
Il meraviglioso rito della caccia tornerà a realizzarsi nelle forme e nei tempi indicati dalla legge italiana, una delle più corrispondenti d’Europa alle indicazioni del mondo scientifico nonché rispettosa delle esigenze di tutela di colture agricole.
[Fonte: Ansa]
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