Disastro Exxon Valdez, vent’anni dopo si contano ancora i danni

di Redazione 9

24 marzo 1989: la petroliera Exxon Valdez, di proprietà della Exxon Mobil, si incaglia in una scogliera dello stretto di Prince William, riversando nelle acque oltre 38 milioni di litri di petrolio. I 42.000 m³ di greggio si disperdono nel mare inquinando 1.900 km di coste. L’impatto immediato fu la morte di 250.000 uccelli marini, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile di mare testabianca, circa 22 orche e miliardi di uova di salmone e aringa.

Nel 1991 la Exxon Mobil fu condannata ad un risarcimento di un miliardo di dollari. A distanza di oltre vent’anni dal disastro, un team di scienzati dell’Alaska ha scoperto che il petrolio fuoriuscito dalla Exxon Valdez viene ancora ingerito dalla fauna selvatica. La ricerca, pubblicata sulla rivista di divulgazione scientifica Environmental Toxicology and Chemistry, ha utilizzato biomarcatori per rilevare l’esposizione a lungo termine al petrolio nelle anatre arlecchino e dimostra come le conseguenze delle fuoriuscite di petrolio siano ancora visibili anche a distanza di decenni.

Utilizzando come biomarcatore il CYP1A, che viene indotto in seguito all’esposizione al petrolio greggio, il team internazionale guidato da Daniel Esler, del Centre for Wildlife Ecology della Simon Fraser University (British Columbia), ha misurato l’esposizione prolungata al petrolio nelle popolazioni della fauna selvatica locale.

“Una delle scoperte più notevoli e inaspettate delle recenti ricerche è proprio il lungo periodo di esposizione degli animali al greggio residuo”, ha spiegato Esler. “La nostra ricerca ha dimostrato che il petrolio rimasto in zona è entrato in contatto ed è stato ingerito da alcuni animali.”

Il team ha concentrato le sue ricerche sulle anatre Arlecchino, uccelli marini che vivono nelle aree intertidali (zone del litorale che dipendono dalle maree, in quanto emergono in condizioni di bassa marea e vengono sommerse con l’alta marea). Tra il 1990 ed il 2005 c’erano circa 14.500 anatre nella zona di Prince William.

“Oltre al rischio più elevato di esposizione a causa del loro habitat, le anatre arlecchino hanno una serie di caratteristiche che le rende particolarmente sensibili all’inquinamento da idrocarburi”, prosegue Esler. “La loro dieta consiste di invertebrati che vivono in questa zona ed esse hanno una limitata capacità di metabolizzare il petrolio residuo.”

“Abbiamo scoperto che i livelli di CYP1A erano inequivocabilmente più alti nelle zone interessate dal disastro della Exxon Valdez. Questo dimostrerebbe che vent’anni dopo il disastro le anatre continuano ad essere esposte al petrolio residuo. Crediamo che sia importante riconoscere che la durata della presenza di petrolio residuo e degli effetti associati non siano limitati a pochi anni dopo i disastri ma che, per alcune specie a rischio, si possono verificare nel corso di decenni”, conclude il ricercatore.

[Fonte: Daniel Esler, Kimberly A. Trust, Brenda E. Ballachey, Samuel A. Iverson, Tyler L. Lewis, Daniel J. Rizzolo, Daniel M. Mulcahy, A. Keith Miles, Bruce R. Woodin, John J. Stegeman, John D. Henderson, Barry W. Wilson. Cytochrome P4501A biomarker indication of oil exposure in harlequin ducks up to 20 years after the Exxon Valdez oil spill. Environmental Toxicology and Chemistry, 2010; DOI: 10.1002/etc.129]

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