Doppio attacco di Greenpeace, purtroppo finiscono entrambi male

di Marco Mancini Commenta

I sostenitori di Greenpeace non si risparmiano con nessuno, ma spesso di mezzo ci vanno loro stessi. Due “abbordaggi” sono stati fatti nelle scorse ore ai due capi dell’Europa, uno vicino le coste britanniche, l’altro nel porto di Malta. Il loro scopo era manifestare il proprio disappunto anche con azioni non proprio legali, ma stavolta gli è andata piuttosto male.

In ordine di tempo, il primo “arrembaggio” è stato effettuato al largo di Kingsnorth, una città costiera britannica vicino alla quale c’è una centrale elettrica a carbone. Siccome il carbone è il combustibile fossile più inquinante al mondo, gli attivisti di Greenpeace hanno tentato di bloccare la nave per non farla mai attraccare, in modo da non permettere a quelle milioni di tonnellate di CO2 di sprigionarsi nell’atmosfera.

Purtroppo però quest’azione non è piaciuta alla polizia, visto che il commercio del carbone è legale, e così in breve tempo sono arrivati sulla nave anche diversi rappresentanti delle forze dell’ordine per arrestare 6 persone, tra cui anche alcune donne, le quali combattevano per dare un futuro ai propri figli.

Il secondo attacco è avvenuto poche ore dopo, alle prime luci dell’alba, nel porto di La Valletta, Malta, in cui stava per partire un peschereccio alla ricerca del tonno rosso, una delle specie più a rischio di estinzione del Mediterraneo. Gli attivisti sono saliti sulla nave srotolando lo striscione “Bluefin Tuna Massacre” (Massacro del Tonno Rosso), denunciando l’attività di pesca non sostenibile, la quale veniva effettuata contro ogni legislazione.

Infatti siccome il tonno rosso è considerato specie in via d’estinzione, nei mesi cruciali per la sua riproduzione, maggio e giugno, la pesca è fortemente limitata, ed il limite autorizzato in questi due mesi è solo 15 mila tonnellate. Ma siccome negli anni precedenti la pesca è stata stimata in circa il quadruplo della soglia sicura, per quest’anno i sostenitori di Greenpeace cercano di bloccare del tutto la pesca, almeno per sperare che la situazione si possa ripristinare e la popolazione del tonno rosso possa espandersi.

Ma evidentemente non era lo stesso proposito dei pescatori che hanno aggredito gli attivisti prima con gli idranti, facendoli letteralmente volare dalla nave, e poi prendendo a pugni chiunque gli si parasse davanti, compresa una donna ricoverata per avere il volto tumefatto dalle botte. E naturalmente stavolta che la polizia sarebbe dovuta intervenire, si è guardata bene dal farlo.

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