Emergenza Cibo, intervengono Onu e Fao

di Marco Mancini 6

Non solo più gli allarmi della Fao, adesso anche l’Onu interviene nel problema dell’elevato costo del grano e del riso che sta investendo tutto il mondo. A pagarne le conseguenze peggiori, come al solito, sono i Paesi del Terzo Mondo, quelli che a malapena riuscivano a garantirsi una minima parte di questi generi alimentari, sufficienti almeno per non morire di fame.

Le associazioni umanitarie hanno lanciato un appello qualche giorno fa: raccogliere due miliardi e mezzo di dollari per fronteggiare l’emergenza e far abbassare il prezzo del cibo. Una task force dell’Onu invece si occuperà di capire il perchè di questo aumento sproporzionato dei prezzi, e di tentare di bloccarlo.


L’annuncio delle iniziative è stato fatto a Berna dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dopo un vertice con i dirigenti di una trentina di agenzie Onu, Banca Mondiale e Organizzazione mondiale del Commercio per pianificare una strategia “unitaria e coordinata” che risponda all’emergenza, ma allo stesso tempo cerchi soluzioni sul lungo termine.
“Una sfida globale senza precedenti che colpisce i più vulnerabili” ha dichiarato Ban Ki-Moon, che ha ipotizzato come soluzione quella di far intervenire tutto il mondo, con la priorità di aiutare gli affamati e, in un secondo momento, risolvere il problema anche nei Paesi più avanzati.

Il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, ha però stemperato gli animi con una doccia fredda: “i prezzi del grano e del riso resteranno ancora alti per molto”. Il prezzo del riso ha superato per la prima volta nella storia i 1.000 dollari la tonnellata. Noi ci chiediamo per quanto questo alimento, considerato per secoli il cibo dei poveri, possa continuare a rimanere alto. Ma non è solo quello a preoccupare. Secondo la Fao, la bolletta cerealicola delle nazioni povere, che già era aumentata del 37% nel 2006/2007, aumenterà addirittura del 56% nel 2007/2008. In pratica un paese che già aveva difficoltà a reperire cibo, ora è costretto a pagare il doppio quello che riusciva a raccatare prima.

Una causa del rialzo dei prezzi, come era facilmente prevedibile, è l’aumento del petrolio, e di conseguenza delle tariffe dei trasporti. Un’altra causa sta nelle tariffe restrittive nelle esportazioni dei paesi produttori (prima fra tutti la Cina), applicate dallo scorso anno.
Negli ultimi mesi si sono verificati scontri per questioni alimentari in Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine e Haiti. Qui la popolazione è scesa in strada a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell’olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base. In Pakistan e in Thailandia si è addirittura dovuto ricorrere all’esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini.

Secondo Conception Talpe, responsabile dei prezzi dei cereali della Fao, la domanda di riso mondiale non è aumentata, ma il prezzo aumenta perchè le notizie poco confortanti provenienti dai paesi produttori fanno si che gli importatori aumentino la domanda, facendo crescere di conseguenza il prezzo. Una soluzione potrebbe essere l’aumento di produzione agricola intorno al 2,6% previsto per quest’anno, ma il problema principale resta sempre il costo dei carburanti, dato che quello delle materie prime è aumentato in maniera irrilevante (circa 10% contro l’80-90% del petrolio).

Commenti (6)

  1. volevo suggerirvi un possibile articolo sugli inceneritori con fiamma al plasma, ho visto un pezzo di documentario e volevo rendere partecipi tutti i lettori di questi impianti..
    spero vi possa tornare utile!
    ciao a tutti!

  2. grazie della segnalazione. la analizzeremo e magari ne faremo un articolo in futuro. grazie ancora

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