L’Eni mira ad un progetto che distruggerà il Congo

di Redazione 2

Che cosa si ottiene quando si combinano la distruzione della foresta pluviale, sabbie bituminose, e piantagioni di palma da olio tutto in un progetto? Avete indovinato, un incubo ambientale. Questa tempesta perfetta di cattive perturbazioni climatiche può essere ritrovata nei piani della società petrolifera italiana Eni per lo sviluppo di catrame e di palma da olio nel bacino del Congo, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità sulla Terra.

Questa sarebbe la prima esplorazione per sabbie di catrame in Africa in una delle piantagioni più grandi di olio di palma, che producono l’olio usato in migliaia di prodotti per la casa, dai detergenti alle Pringles. L’amministratore delegato della società, Paolo Scaroni, ha recentemente esortato le Nazioni Unite al Forum di New York ad intraprendere un’azione forte sul cambiamento climatico. Ma mentre i colloqui di Scaroni andavano avanti, la sua società stava investendo in alcuni dei progetti che contribuiranno a peggiorare il clima.

Dice Barbara Unmüssig, presidente della Fondazione Heinrich Böll:

Con meno di un mese al vertice di Copenaghen, i progetti di Eni minano le sue credenziali verdi. I risultati evidenziano inoltre i costi più ampi di promozione ad alto tenore di carbonio, trainati dagli investimenti nelle esportazioni nel settore dell’energia, specialmente in aree ecologicamente sensibili con Governi poveri.

Le foreste del Congo, insieme a quelle dell’Amazzonia e dell’Indonesia, sono un settore prioritario per il finanziamento REDD. REDD è il nome del quadro delle Nazioni Unite per porre fine alla deforestazione globale, e il finanziamento è una delle questioni più controverse nel percorso verso Copenaghen.

Le sabbie sono un problema troppo importante. Il loro sviluppo utilizza più energia di quanta ne produce, per una perdita netta di energia. Si può leggere su banktrack.org:

L’esplorazione delle sabbie bituminose dell’Eni si svolge su un enorme territorio di 1.790 km2. La posizione esatta delle piantagioni di palma da olio è sconosciuta, ma si sostengono 70.000 ettari di terra “oggi non coltivata”. Eni dice che nessun progetto coinvolgerà la foresta pluviale e le aree ad elevata biodiversità o il reinsediamento di persone. Eppure, privatamente, Eni ritiene che la zona delle sabbie bituminose comprenda la foresta pluviale da 50 al 70% e le altre aree ecologicamente altamente sensibili. Secondo l’attivista congolese dei diritti umani Brice Mackosso (Commissione Giustizia e Pace, Pointe-Noire): “La gente locale, che già soffre l’impatto dello sviluppo di petrolio, non è stata consultata sui nuovi progetti. Ciò viola, da parte di Eni, i diritti umani e le politiche ambientali.

Fonte: [Treehugger]

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