Greenpeace Cool IT: la Cisco è l’azienda di Information Technology più ecologica al mondo

di Redazione Commenta

Dovendo adeguare tutto il mondo allo stile di vita ecologico, risulta importante partire da quelle aziende che lavorano principalmente sul consumo energetico. E quali aziende lavorano di più con l’elettricità delle Information Technology? Per questo Greenpeace, come fa già con le aziende che si occupano di elettronica, ha avviato la sfida “Cool IT Challenge“, un modo per mettere in competizione l’una con l’altra le aziende IT dal punto di vista delle scelte ecologiche.

I criteri per stilare la classifica sono essenzialmente tre:

  1. Promozione di nuovi strumenti tecnologici per la riduzione delle emissioni su vasta scala;
  2. Impegni per ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra;
  3. Coinvolgimento della politica a sostegno delle iniziative in favore dell’energia pulita.

Dopo il salto vedremo la classifica.

Mentre lo scorso anno l’azienda che più di tutte si era impegnata in questi tre scenari era la IBM, quest’anno è stata scalzata dalla vetta dalla Cisco, una società californiana che si occupa di networking, la quale ha ottenuto 62 punti su 100 grazie principalmente alle soluzioni adottate in proprio per ridurre il consumo energetico. Per raggiungere questo obiettivo è stata migliorata la progettazione edile, la gestione energetica degli uffici, il telelavoro e le reti intelligenti che potrebbero espandersi a tutto il mondo. Inoltre la Cisco è la più attiva dal punto di vista della politica, dato che il suo amministratore delegato, John Chambers, interviene spesso nei dibattiti pubblici politici su clima ed energia.

Ottimo il piazzamento anche di Ericsson, balzata dal sesto al secondo posto grazie specialmente alle riduzioni energetiche e alle nuove soluzioni per i propri edifici. Inoltre l’azienda mette spesso pressione sul Governo danese per migliorare le tecnologie per la comunicazione mobile con modelli a basso impatto.

Scende invece dal primo al terzo posto la IBM, che rimane il leader a livello mondiale per la promozione delle riduzioni di CO2 e nell’influenza sulla politica, visto che i suoi amministratori sono vicini all’amministrazione Obama. Il calo è dovuto alla propria impronta ecologica che, con le nuove iniziative, potrebbe non essere positiva.

Quarto posto per HP, appena un punto sotto IBM, la quale oltre a fare pressioni sul Governo per la riduzione delle emissioni, ha adottato misure importanti per le ridurre le proprie di emissioni. Per ora però siamo ancora in fase di progettazione, anche se c’è un buon potenziale.

Quinto posto per Fujitsu che ha delle buone politiche energetiche, ma ha poco peso sulla politica governativa, mentre entra per la prima volta in classifica Google, direttamente in sesta posizione in quanto, nonostante le buone iniziative di promozione delle energie pulite, continua ad usare molti data center “energivori” che utilizzano combustibili fossili per autoalimentarsi.

Settima Microsoft, che si è impegnata a ridurre il consumo dei suoi Pc e che ha già ridotto le emissioni con software più eco-friendly, ma ancora non ha adottato misure per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal punto di vista politico, Microsoft ha spesso voce in capitolo, ma la maggior parte delle volte si tratta di una voce che non viene ascoltata.

Appena più indietro troviamo la Dell e la Intel, separate da un solo punto, entrambe impegnate nella riduzione delle proprie emissioni, ma sempre a livello di promesse. Quasi nullo il loro peso politico. A chiudere la classifica troviamo Nokia, impegnata a ridurre le emissioni con i suoi nuovi telefonini, ma che non ha deciso limiti alle emissioni; SAP, che ha preso dei buoni impegni ma che, finora, non ha rispettato; e Toshiba, tutte a pari punti (22/100), che ha buone opportunità di inserirsi nell’ambito politico per la riduzione delle emissioni, ma i cui prodotti non sono ancora abbastanza ecologici. Anzi, l’appoggio ai programmi nucleari è preoccupante.

In fondo alla classifica troviamo Sharp, Sony e Panasonic tutte e tre con gli stessi pregi e difetti. Di buono c’è il ricorso alle energie rinnovabili e gli impegni alla riduzione delle emissioni, di negativo c’è invece il poco peso politico e la poca chiarezza sugli obiettivi di riduzione.

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