
«Le sperimentazioni sono iniziate sulla pianta Arabidopsis thaliana (di cui è stato sequenziato il Dna), che possiede una serie di vantaggi ideali: piccole dimensioni, ciclo vitale breve (circa sei settimane), elevata produttività di semi (fino a 10mila semi per pianta), ridotte dimensioni del genoma. Successivamente sono stati isolati alcuni geni deputati alla gestione di una serie di processi e tra questi ne sono stati scelti due in particolare che, se espressi, diventano cruciali nella risposta alla carenza idrica»
Un gene di questi permette alla pianta di crescere su terreni ricchi di sale (come il Sahara), l’altro invece permette di sopravvivere utilizzando il 30% in meno di acqua. I primi risultati saranno resi noti a Venezia nel Convegno “The future of Science” che si terrà tra il 24 e il 27 settembre, in cui verranno divulgati i dati ottenuti e si decideranno le strade da intraprendere per risolvere uno dei problemi più gravi che attanagliano l’umanità.