Il Ghana progetta la più grande centrale fotovoltaica dell’Africa

di Redazione Commenta

Anche se non si risolverà il problema della mancanza di elettricità in molte aree del Continente, a questo disagio si potrà ovviare in parte grazie alle rinnovabili. Questo problema forse potrà essere risolto almeno in Ghana dove è in progetto la più grande centrale solare dell’Africa. Blue Energy, azienda britannica che esegue progetti rinnovabili in tutto il mondo, sta per costruire un impianto in grado di fornire da solo il 6% del fabbisogno energetico nazionale.

Un numero molto elevato se pensiamo che il Ghana è uno dei Paesi africani che producono più energia elettrica, e questa finora era quasi totalmente proveniente dal petrolio. La centrale costerà 400 milioni di dollari (circa 300 milioni di euro), spiccioli se pensiamo a quanto può costare una centrale tradizionale a carbone o petrolio, e produrrà 155 MW di energia solare fotovoltaica. Il villaggio scelto per la costruzione è quello di Aiwiaso, nella zona Occidentale del Paese. Qui verranno installati 630 mila pannelli fotovoltaici, con i lavori che cominceranno entro la fine del 2013, per poi entrare a pieno regime entro il 2015. Un progetto eccezionale anche dal punto di vista lavorativo dato che darà occupazione a 500 persone durante la costruzione e a 200 dal momento in cui la centrale sarà in funzione.

Inoltre la tecnologia utilizzata qui sarà all’avanguardia in quanto questi pannelli per funzionare non solo avranno bisogno della luce solare diretta, ma anche di quella indiretta. Questo perché nell’arco di un anno si calcolano un centinaio di giorni in cui in quell’area il cielo è coperto. Ma questi pannelli saranno in grado di fornire energia anche dalla luce diffusa.

Detto già che sarà la centrale solare più grande dell’Africa, va anche considerato che sarà la quarta più grande del mondo. Grazie ad essa il Governo potrà avvicinarsi, e non di poco, all’obiettivo che si è posto di arrivare al 10% dell’energia prodotta in casa proveniente dalle rinnovabili entro il 2020. Attualmente è appena l’1%.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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