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Piste ciclabili italiane, maglie verdi e maglie nere

Piste ciclabili in Italia: il punto lo fa Legambiente, sottolineando i nodi ancora da sciogliere della mobilità sostenibile su due ruote nel nostro Paese. Alcuni tratti dei nuovi percorsi sono troppo corti o comunque, dopo tanto scalpore di comuni ed enti coinvolti nella realizzazione, finiscono nel degrado e nell’incuria, ovvero in un nulla di fatto perché offrire sentieri accidentati non significa certo favorire l’uso della bicicletta come mezzo di spostamento nei centri urbani. Ma in quanto a piste ciclabili in Italia chi è in e chi è out? O meglio chi è più avanti, nel senso letterale del termine ovvero che non fa terminare la pista dopo poche pedalate?

Pensate che solo otto città hanno piste più lunghe di 100 km, in rapporto ai 1500 della sola Helsinki o ai 750 che contano Hannover e Stoccolma.
La maglia verde va a Bologna, che offre ai suoi cittadini 117 km di piste. I percorsi più estesi sono però quelli di Torino, con 175 km, e Roma con 115 km, anche se l’estensione non è sinonimo di qualità nella capitale, ahinoi. Come ci spiega Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, la città eterna è

congestionata ed avrebbe bisogno di investire seriamente in politiche di mobilità alternativa. Invece l’unica pista ciclabile in corso di realizzazione è la Roma-Ostia, che dal punto di vista della mobilità non risolverà niente, perché difficilmente i pendolari rinunceranno alla macchina per farsi in bici tutti quei chilometri. Sarebbe invece utile realizzare piste ciclabili a via Nazionale o a Viale Trastevere, ma di questo non si parla.

L’estensione delle piste ciclabili, dunque, non è un fattore determinante della ciclabilità di una città. Quella dipende dalle infrastrutture, dalla sicurezza, dalle aree attrezzate, da servizi integrati che incentivino all’uso della bici. Su questo fronte i comuni più virtuosi

sono Reggio Emilia, Bolzano, Padova, Ferrara e Lodi. A Padova, per esempio, c’è la più alta densità di vie ciclabili, con 140mila spostamenti ciclistici giornalieri. Nella regione Emilia Romagna, i percorsi per le due ruote sono aumentati dai 405 chilometri del 2000 ai 1.031 del 2008 e a Ferrara i ciclisti urbani sono un terzo della popolazione. Anche a Milano si sta assistendo a un’inversione di tendenza spontanea: copiando la tendenza delle capitali europee, i milanesi sono saliti sul sellino, più per moda che per convinzione. Il risultato però è soddisfacente.

E la maglia nera a chi spetta?

Roma, Napoli, Palermo e altre città del Sud.

Lì c’è ancora da pedalare…

[Fonte: Adnkronos Sostenibilità]

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