Riscaldamento globale peggiora la febbre da fieno

di Redazione Commenta

Per tutti coloro che non credono al riscaldamento globale, oggi arriva dalla Gran Bretagna la prova che i mutamenti climatici hanno un altro effetto direttamente sugli esseri umani. A quanto pare le temperature medie più calde faranno peggiorare le condizioni di chi soffre di febbre da fieno, una condizione che deriva dall’allergia al polline. Secondo quanto dichiarato dalla Health Protection Agency (HPA) le temperature medie più elevate, l’aumento delle alluvioni e la presenza di piante invasive stanno creando dei ceppi altamente allergizzanti che peggioreranno le condizioni di soffre di allergie.

I motivi sono molteplici. Prima di tutto la fioritura precoce di molte piante che causano le allergie e che allungherebbero la stagione allergica di 6 settimane. Inoltre i pollini saranno più potenti perché conterranno maggiori allergeni. Ma quali saranno le conseguenze? Secondo l’HPA tra riscaldamento globale ed effetti collaterali delle allergie (come per esempio l’asma) potranno aumentare i decessi. Ma effetti ci saranno anche sugli animali per i quali si calcola che entro il 2080 le morti annuali legate al calore aumenteranno di 6 volte rispetto ad oggi.

Altri effetti potrebbero essere legati all’aumento delle specie invasive che per secoli non hanno trovato terreno ospitale in Europa, e che ora invece possono proliferare, a danno di quelle autoctone, o anche l’aumento delle zanzare che potrebbero diffondere la febbre dengue ed altre malattie infettive. Per non parlare degli aumenti dei casi di tumori alla pelle legati ad un incremento dei raggi UV.

Non tutto è perduto però. Secondo gli stessi studiosi infatti tagliando l’inquinamento si potrebbero allentare i cambiamenti climatici, riportando questi effetti collaterali nei binari della normalità. Per farlo la “ricetta” indicata è ridurre le emissioni dei trasporti utilizzando di più le biciclette e ridurre l’utilizzo di carne, passando ad una dieta quasi esclusivamente vegetariana. Basterà? Ce lo auguriamo.

[Fonte: the Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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