Ecologia, la Sindrome Nimby: cosa è e come si cura

di Redazione 1

Con il termine Nimby si sintetizza l’acronimo inglese “Non In My Back Yard” ossia “Non nel mio cortile” e con tale espressione si indica un atteggiamento molto diffuso soprattutto in Italia che non vuole la costruzione di opere di interesse pubblico nei pressi della propria città. Con la sindrome Nimby si vogliono in sostanza indicare tutte quelle proteste contro la costruzione di grandi vie di comunicazione, o termovalorizzatori, o discariche, ma anche centrali elettriche perché si temono gli effetti negativi e l’inquinamento che possono da essi generare.

Senza entrare nella polemica e capire se è meglio essere affetti della cosiddetta sindrome Nimby, piuttosto che avere vicino casa impianti industriali o centrali nucleari, riportiamo in modo oggettivo cosa è e come si può curare questo atteggiamento. Chi ne è affetto riconosce il valore e l’importanza di realizzare tali strutture e centrali, ma allo stesso modo, non vuole che siano costruiti “nel proprio cortile” o vicino il proprio territorio. Questo perché non c’è fiducia nel modo in cui vengono fatte queste cose, in Italia. Eppure la sindrome colpisce molti cittadini europei, e non solo dunque italiani.

Le cause principali della “malattia” vengono attribuite ad una scarsa informazione: si ritiene che se il governo promuovesse una campagna trasparente sui reali benefici nel realizzare un determinato progetto pubblico, i cittadini potrebbero avere meno dubbi sul suo impatto ambientale. Per tutelare cittadini e ideatori dei progetti di bene pubblico, è stata emanata una legge comunitaria, la 2001/42/CE e nel 2205 è stato svolto un importante convegno a Roma, dal titolo “Convegno Nazionale Nimby Forum”. Nell’Unione europea la sindrome Nimby colpisce meno cittadini ma solo perché i governi cercano un dialogo continuo con gli abitanti e li coinvolgono in prima linea, a partire dalle scelte progettuali. Senza troppi dissensi, con questo principio, ad Aube una regione della Francia Settentrionale, è stato costruito un deposito per le scorie radioattive da 1.000.000 di m3. In Belgio, attraverso una campagna di dialogo e coinvolgimento dei cittadini, alcuni progetti per lo smaltimento dei rifiuti sono stati fermati e riformulati daccapo. In Italia spesso la cattiva comunicazione governo-abitanti fa sì che la sindrome Nimby divenga un modo per strumentalizzare un progetto e favorire gli interessi economici di pochi.

[Fonte: Wikipedia]

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