Stoccaggio CO2 può creare piccoli terremoti

di Marco Mancini Commenta

La tecnologia che sembra andare tanto di moda negli ultimi tempi, cioè quella che consente di recuperare la CO2 emessa per immagazziarla nel terreno, sembra essere alquanto pericolosa. Secondo l’ultimo rapporto del US National Research Council, catturare l’anidride carbonica e stoccarla nel sottosuolo può dar luogo a piccoli terremoti. Proprio quello di cui un Paese come l’Italia non ha di certo bisogno.

La relazione ha esaminato i siti in cui era stata utilizzata la pratica della fratturazione idraulica, la quale consiste nel rompere le rocce più dense con acqua, sabbia e sostanze chimiche, al fine di rilasciare piccole bolle di gas intrappolate al loro interno. Questa attività rientra nel cosiddetto fracking, una pratica che sta creando non poco scalpore negli ultimi tempi in tutto il mondo perché considerata da molti pericolosa. In questo particolare contesto pare che sia in grado di creare terremoti di magnitudo bassa, ma comunque sufficiente per essere percepita dalle persone.

Il fracking di solito viene effettuato per recuperare il gas naturale dal sottosuolo, ma anche questa pratica di stoccaggio della CO2 è molto simile. La conferma di questa teoria è arrivata nei giorni scorsi a Blackpool, in Inghilterra, dove lo stoccaggio della CO2 ha causato due scosse di terremoto che sono state percepite dai cittadini, anche se non erano abbastanza forti da causare danni.

Ad ogni modo il principio di “nascondere sotto il tappeto” ciò che non va, che possano essere acque reflue o anidride carbonica, diventa ancora più pericoloso con quest’ultima perché la CO2 verrebbe pressurizzata all’interno di cave sotterranee, trasformandole così in potenziali bombe. Non esploderebbero, ma potrebbero causare terremoti di potenza rilevante.

A conferma di questa teoria c’è la dichiarazione di Ian Marchant, chief executive di SSE, l’unica compagnia energetica britannica ad occuparsi di CCS, lo stoccaggio sotterraneo di carbonio, il quale ha ammesso che questa è l’attività più rischiosa di cui la sua azienda si è occupata. Ma non finisce qui. Persino un’altra compagnia concorrente, la Scottish Power, ha ritenuto troppo pericoloso e dispendioso occuparsene e qualche settimana fa ha abbondanato il progetto, nonostante fosse finanziato in larga parte da capitali statali (un miliardo di sterline). Ricordiamo che questa pratica è stata fortemente voluta dalle principali aziende energetiche mondiali per tentare di continuare a produrre energia da fonti inquinanti come carbone o petrolio, rispettando i limiti alle emissioni in quanto, anziché liberare CO2 nell’aria, riuscirebbero a stoccarla nel sottosuolo. Ma come abbiamo visto, il gioco non vale la candela e potrebbe essere presto abbandonato.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Thinkstock

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