Tartarughe “sfrattate” dal cemento in Calabria

di Marco Mancini 2

Se c’è un paese che in Italia può essere considerato la patria delle tartarughe, questo è Galati, in provincia di Reggio Calabria, dove nidifica il 70% delle tartarughe italiane. Almeno fino ad oggi. Un progetto della Rdv (Rosa dei Venti) ha intenzione di distruggere questo Paradiso con una colata di cemento proprio in tutta l’area dove gli animali depongono le proprie uova, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

A denunciare tutto è Legambiente, che oltre ad assegnare la bandiera nera all’azienda e al comune di Brancaleone (di cui Galati è una frazione), ha anche reso noto al pubblico lo scempio che quest’azienda ha intenzione di attuare. Secondo quanto spiegato da Antonio Morabito, presidente di Legambiente Calabria,

il progetto prevede anche un centro commerciale, un albergo club house, impianti sportivi, piscine,  campi da golf a 18 buche nel territorio a maggior rischio desertificazione della provincia reggina. Il tutto per un’estensione di 11.420 ettari.

Ma ciò che più preoccupa gli ambientalisti è una distesa di villette (20 sono già completate) appollaiate su 5.000 metri quadrati di dune. Proprio quelle dune in cui sono solite nidificare le tartarughe. L’area fa parte del Parco regionale marino Costa dei Gelsomini, vicina al sito di Interesse Comunitario Spiaggia di Brancaleone, istituito proprio per evitare la cementificazione selvaggia. Per questo motivo non si capisce come mai sia stata data l’autorizzazione a costruire.

Un’autorizzazione poco chiara, dato che dal piano presentato per l’approvazione non c’è alcun cenno alle villette che sono il particolare più inquinante. Oltre al danno, anche la beffa, dato che sul sito della Rdv compare la scritta, nella presentazione del complesso:

E’ stato progettato secondo le tecniche più avanzate, per dare il massimo della funzionalità ed indipendenza nel pieno rispetto dell’ambiente.

Una frase che ha mandato su tutte le furie Morabito, il quale ha risposto su Repubblica:

Ma quale rispetto dell’ambiente? Basti pensare che la società costruttrice ha sede in una delle vecchie case costruite sulla spiaggia, recintata da un muro di cemento a forma di nave con gli oblò. E’ vero che sono case edificate prima della legge attuale, ma non mi sembra affatto una scelta che indica rispetto per l’ambiente.

Il turismo in Calabria non si rilancia di certo in questo modo, e speriamo che chi di dovere faccia chiarezza perché non è possibile continuare a vedere colate di cemento a scapito della sopravvivenza di intere specie animali.

Fonte: [Repubblica]

Commenti (2)

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