
Il principio per cui molti “onnivori” diventano vegetariani o vegani è, oltre al non voler mangiare animali, anche che senza gli allevamenti il mondo sarebbe più pulito. E’ vero che, se confrontiamo la produzione di CO2, metano e gli altri agenti inquinanti tra una mucca ed un campo di grano, non c’è paragone, ma siamo proprio sicuri che un mondo senza animali sia più pulito?
Un’interessante ricerca pubblicata da Repubblica svela che non sarebbe proprio così, e le motivazioni sono più ovvie di quanto si pensi. Partiamo dalla produzione di cibo, la quale vedrebbe, in un mondo in cui per magia sparissero tutti gli animali da allevamento, un incremento improvviso. Questo significa maggiori fertilizzanti chimici (perché quelli naturali non esisterebbero più in quanto non ci sarebbero più animali a produrli), maggior utilizzo dei combustibili fossili per alimentare i trattori, maggior quantità d’acqua per irrigare i campi, e poi ancora pesticidi e tutti quegli additivi chimici per evitare che gli insetti (quelli non spariscono mai) distruggano il raccolto.
Ma non finisce qui perché ad esempio, se non ci fossero più le pecore, non avremmo più lana, e nemmeno il cuoio proveniente da altri animali. Ciò significa che dovremmo sostituire questi materiali da altri provenienti ad esempio dal petrolio, con un incremento di CO2 probabilmente superiore. E poi non ci sarebbe l’opera di “smaltimento” da parte dei suini che mangiano i nostri avanzi, niente più latte e derivati, e così via. Senza considerare che intere popolazioni verrebbero messe in ginocchio, dato che la loro economia, specie nelle zone desertiche e semi-desertiche, si basa su piccole ma redditizie mandrie.
Spesso si pensa che gli animali d’allevamento siano dipendenti dall’uomo, ma forse è vero anche il contrario, e cioè che siamo noi a dipendere da loro. Se però volessimo andare a cercare il pelo nell’uovo, forse qualche soluzione per diminuire le emissioni animali ci sarebbe. Una potrebbe essere preferire gli allevamenti intensivi i quali, rispetto agli allevamenti liberi, hanno un minore impatto sulla natura, riducono il disboscamento per far spazio ai pascoli e riducono la produzione di metano (una vacca libera produce 50 kg di metano all’anno, una in allevamento solo 26 kg); oppure preferire animali che offrono più carne con minor spreco di risorse e minori emissioni come i polli o i maiali, i quali consumano molto meno dei bovini, ed emettono rispettivamente un sesto e la metà di anidride carbonica. Le soluzioni non mancano, anche senza prendere decisioni drastiche come lo smettere improvvisamente di mangiar carne.
Fonte: [Repubblica]