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Trivellazioni in Artico, Obama blocca la Shell

trivellazioni artico obama shellObama ce l’ha fatta. Pochi giorni fa vi annunciavamo le intenzioni del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di bloccare le trivellazioni nell’Artico, almeno nell’area di competenza del suo Paese. Ebbene, circa una settimana dopo la Shell ha risposto fermandosi e rivedendo il proprio intero piano. Più che ad Obama in realtà dobbiamo questa decisione a Carol Browner, ex consigliere sul clima del Presidente nel precedente mandato, e a John Podesta, consigliere dal 2009, i quali hanno sollevato dubbi sulla sicurezza nelle operazioni in quell’area.

Certamente la Shell non abbandonerà facilmente questo piano, avendovi già investito 5 miliardi di dollari e 6 anni di lavoro, ma almeno ricontrollerà tutti i parametri per capire se davvero ne vale la pena di rischiare. Dopotutto l’incidente di due settimane fa, per cui solo per miracolo non c’è stata perdita di carburante, la dice lunga sulla possibilità di trivellare l’Artico.

La richiesta di Obama è di rivedere le norme di sicurezza (le autorità affermano che di sicurezza non ce n’è nemmeno l’ombra), e ricontrollare le apparecchiature che più di una volta per le compagnie petrolifere sono state il tallone d’Achille. In questi giorni i consiglieri di Obama hanno raggiunto i dirigenti della Shell in Alaska per chiedere a loro (ma lo faranno anche con le altre compagnie) di abbandonare i piani per la perforazione del sottosuolo dato che quando hanno ottenuto l’autorizzazione avevano assicurato che le tecnologie e le attrezzature erano sicure, ma ad ogni controllo si nota che non è così.

Un altro punto su cui si spera che le compagnie reagiscano positivamente è quello metereologico. Se proprio hanno intenzione di lavorare in quelle aree, che almeno lo facessero quando il meteo è favorevole. L’incidente di Capodanno infatti è accaduto proprio perché le condizioni erano sfavorevoli e la visibilità praticamente pari a zero. L’intera classe politica americana comincia a manifestare dubbi sulla bontà della scelta di perforare l’Artico, e così in molti sperano che la Shell, e le altre compagnie petrolifere, interrompano i loro lavori nel 2013.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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