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Land Art, in Antartide l’opera più grande del mondo

 
Valentina Ierrobino
6 novembre 2010
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Andrew Rogers ci aveva abituati ad installazioni ed opere gigantesche e fuori gli schemi della Land Art contemporanea, ma con il suo ultimo progetto, definito di un gigantismo visionario, sta lasciando un segno, per i posteri, per l’arte, per la vita stessa.

Ritmi di vita, l’opera annunciata e in fase di creazione in Antartide, è l’installazione di Land Art più grande al mondo realizzata finora. Neppure le creazioni di Christo, il progetto artistico dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Javasen, nativo di Gabrov, in Bulgaria, e Jeanne-Claude Denat de Guillebon, di origine franco-marocchina, sanno eguagliare in dimensione il progetto di Andrew Rogers: una catena di 46 sculture in pietra massiccia e geoglifi, ossia disegni su terreno, che attraversa tutto il mondo.
6.700 persone e 13 Paesi sono stati chiamati ad intervenire per realizzare la più grande impresa di Land Art contemporanea. Come si legge nel sito dedicato all’artista australiano

La sfida è sempre quella di utilizzare i materiali in modo nuovo e diverso, e trasmettere un significato e ritrarre forme che non siano già state viste.

La prima installazione è stata in Israele nel 2001, nella Valle dell’Arava collegamento tra il Mar Morto e la costa del Mar Rosso. Ritmi di vita ha poi attraversato l’America Latina, il Cile nel 2004, poi la Bolivia nel 2005 e poi la parte nord-occidentale dello Sri Lanka. Nel 2006 la catena della vita ha raggiunto la sua terra di origine dell’artista, l’Australia, poi ha raggiunto il deserto del Gobi in Cina, e l’Islanda. Nel 2007 Andrew Rogers ha toccato la Cappadocia e l’India con le sue gigantesche sculture in pietra, ha attraversato il Nepal nel 2008 e ha raggiunto la Slovacchia e gli Stati Uniti d’America, dove ha installato Ritmi di vita nella Yucca Valley. E ora sta installando la sua opera in Antartide.

L’idea è nata tredici anni fa dopo la committenza della prima installazione di Land Art nel deserto, presso i confini della Giordania, da allora l’artista australiano ha voluto “abbracciare tutto il globo“. Consapevole che è possibile combattere i cambiamenti climatici e rallentare le loro conseguenza catastrofiche sull’ambiente e sull’ecosistema, sceglie di evidenziare, immortalare, la bellezza della natura, dei paesaggi naturali, con geoglifi e sculture megalitiche per far vedere all’uomo quanto il patrimonio artistico, quanto quello naturale, siano indispensabili per la sua vita sulla Terra.

[Fonti: Il Manifesto; Andrew Rogers; ]

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