
L’avvertimento lo stanno dando sempre più scienziati in tutto il mondo. La crescita del livello dell’acqua degli oceani era prevedibile, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, ma non in maniera così massiccia come quella che si sta verificando in questo momento.
E anche la temperatura non aiuta. Infatti anche il calore degli oceani è aumentato fino addirittura a raddoppiare negli ultimi 40 anni, mettendo a rischio centinaia di specie che rischiano l’estinzione, o per cui è già troppo tardi. A lanciare l’allarme sono i metereologi americani e australiani, che puntano il dito sul riscaldamento globale.
Il pericolo, a detta degli scienziati, è che con l’aumento delle temperature marine i ghiacciai, che non sono soltanto nelle regioni del Polo Nord o Sud, ma anche molto più vicini ai centri abitati, rischiano di sciogliersi più rapidamente del previsto, portando ad un aumento di inondazioni (e ultimamente ne stiamo già avendo alcune) che metterebbero in serio pericolo intere regioni che sono al livello del mare o che si trovano vicino al delta dei fiumi. Addirittura si rischierebbe che interi arcipelaghi potrebbero scomparire nel giro di poche decine di anni.
Uno degli aspetti tristi di questa faccenda è che non è detto che le zone a rischio siano soltanto quelle limitrofe ai ghiacciai, perchè l’innalzamento del livello del mare avrebbe ripercussioni in tutto il mondo. La dimostrazione di questa teoria si potrebbe avere tra pochi anni: se il riscaldamento globale non dovesse subire una battuta d’arresto, il massiccio di ghiaccio che si trova in Groenlandia potrebbe disperdersi in mare, innalzando il livello dell’acqua di 7 metri. Le prime zone a risentirne saranno città dell’Asia del Sud come Dacca (Bangladesh) o Shangai (Cina), distanti migliaia di chilometri dal punto in cui avverrà lo scioglimento.
L’allarme servirà anche a rivedere le previsioni fatte al computer, considerate troppo “ottimistiche” da parte di questi scienziati, che accusano i fautori di queste previsioni di sottovalutare il problema, e quindi di contribuire al rallentamento della ricerca della soluzione.
Fonte: La Stampa