Alta moda tossica per bambini, i dati Greenpeace da Versace a Dolce&Gabbana

di Matteo Carriero Commenta

 Continua l’impegno di Greenpeace contro la moda e l’alta moda tossica: l’associazione diffonde i dati relativi alla rilevazione di sostanze tossiche e dimostra che anche marchi prestigiosissimi come Versace e Dolce&Gabbana fanno uso di simili sostanze al pari di brand che si dedicano ai capi di ampio consumo.

Ancora pessime rilevazioni per quanto riguarda l’indagine sulle sostanze pericolose nella moda portata avanti da Greenpeace. Questa volta a essere finiti sotto la lente di ingrandimento sono i capi per bambini di 8 famosi brand d’alta moda. Come spiegato in un comunicato

Sono stati testati 27 prodotti di otto case d’Alta moda; 16 di questi (8 dei quali Made in Italy) sono risultati positivi per una o più delle seguenti sostanze chimiche: nonilfenoli etossilati (NPEs ), ftalati, composti perflorurati e polifluorurati e antimonio. La più alta concentrazione di nonilfenoli è stata rilevata in una delle ballerine Louis Vuitton prodotte in Italia e vendute in Svizzera, mentre la concentrazione più elevata di PFCs in una giacca di Versace.

Come fa notare l’associazione la presenza di nonlifenoli etossilati, altrimenti detti NPEs, solleva anche alcune questioni in merito alla bontà dell’etichettatura Made in Italy, sollevando dubbi in merito a un produzione parzialmente extraeuropea. Le sostanze tossiche impiegate nella produzione del vestiario sono vanno inevitabilmente a incidere sull’ambiente nell’area di produzione dei vestiti e possono danneggiare gli organismi viventi nell’ecosistema.

La moda storicamente si è dimostrata per lo più sorda alle richieste di una produzione ecosostenibile, ma negli ultimi anni qualcosa sembra stia cambiando. Tuttavia, rilevazioni come quelle di Greenpeace testimoniano che la realtà dei fatti è ancora tristemente “inquinata”.  La settimana della moda di Milano sta per iniziare, e questo genere di analisi cala sull’ambiente a dimostrare ancora una volta che, volendo, si potrebbe fare enormemente di più in termini nel settore dell’abbigliamento per la qualità stessa degli abiti, per la salute dell’ambiente e dei consumatori.

Photo credits | epsos. de su Flickr

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