Biciclette, il trucco per diffonderle? Creare piste ciclabili

di Marco Mancini 2

Non solo incentivi, bike sharing o altre trovate stravaganti: il modo migliore per far diffondere l’uso delle biciclette è dare la possibilità ai ciclisti di guidarle senza pericoli. Questo sembra averlo capito Boris Johnson, sindaco di Londra, dato che l’iniziativa delle “autostrade per biciclette” ha avuto un incredibile successo. Si tratta di un’idea, la quale si è affiancata all’introduzione del sistema di bike-sharing cittadino di cui vi avevamo parlato in passato, che prevede l’incremento del chilometraggio, ma anche della larghezza, delle piste ciclabili, in modo da aumentare la sicurezza di chi gira su due ruote.

Secondo i risultati dello studio della Transport for London, è stato registrato un +70% di ciclisti per le strade della capitale inglese ad ottobre 2010 rispetto all’anno precedente, quando ancora nessun iniziativa pro-biciclette era stata attuata.

Il sito GOOD spiega:

Questo significa che il numero di ciclisti sulle strade, nel periodo precedente alle autostrade, è stato del 70 per cento più basso di quanto lo sia ora che le autostrade sono state installate. Si tratta di una promozione efficace delle biciclette che non si è mai vista […] Riusciranno le altre città a guardare questi risultati ed iniziare una pianificazione per aumentare le corsie per biciclette, anziché semplicemente lasciarle a camminare sul lato della strada?

Ora non chiediamo che anche nelle città italiane si installino le “autostrade” per le biciclette, ma almeno che si possano incrementare le piste ciclabili, visti i risultati che portano. Va inoltre sottolineato che il picco della presenza di ciclisti coincide con l’introduzione del programma di bike-sharing, che per fortuna molte città italiane hanno già adottato. Solo così sarà possibile ridurre il traffico, con conseguente minor stress per i cittadini, risolvere il problema di molti che non possono sostenere i costi per il carburante così alti, abbattere enormemente le emissioni di CO2 e perché no, migliorare anche la salute della popolazione.

[Fonte: Treehugger]

Commenti (2)

  1. Sono d’accordo sull’utilità delle piste ciclabili, purché queste formino reti con maglie continuative e ben riconoscibili, siano realizzate dove effettivamente l’utenza vuole recarsi e non solo dove ‘danno meno fastidio’. Per questo, in una realtà italiana piuttosto ostile ai cambiamenti ed auto-dipendente, penso che sia preferibile puntare sulla moderazione del traffico con l’istituzione di ‘zone 30’ nei quartieri e sulla creazione di ‘comfort’ e servizi per i ciclisti (rastrelliere, depositi ecc.). Infatti, considerato che senza appoggio politico nei comuni non si realizza nulla, mentre le piste ciclabili sarebbero sostenute solo da ciclisti urbani o ludici ( gran parte di quelli sportivi le vede come fumo negli occhi, perché il codice della strada ne prevede l’utilizzo obbligatorio, quando esistenti), le zone 30 potrebbero godere del sostegno di molti pedoni e dei disabili: permettono infatti la pacifica e sicura coesistenza delle sedi stradali nei quartieri per tutte le categorie di utenti, anche senza fare controproducenti crociate contro le auto. Inoltre occorre considerare che le piste ciclabili devono essere raggiungibile in sicurezza ed in sella ad una bici…non con una bici caricata sull’auto! Quindi, per concludere, penso sia necessario far crescere il numero di ciclisti nei quartieri (facilitando e stimolando l’uso della bici come mezzo di trasporto anche per le piccole commissioni) per avere, fra qualche anno, la massa critica necessaria per assumere decisioni politiche più coraggiose, ad esempio quelle riguardanti la creazione di piste ciclabili nella strade dove vige il limite dei 50km/h, anche sottraendo spazio a parcheggi.

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