ILVA, arriva l’ultimatum: dissequestro o chiusura

di Marco Mancini 1

L’ILVA non può continuare ad operare in queste condizioni. Per questo motivo oggi è arrivato l’ultimatum da parte della dirigenza che ha chiesto alla Procura di dissequestrare l’impianto altrimenti dovrà essere chiuso definitivamente. Lo hanno chiesto il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, e l’avvocato Marco De Luca, i quali portano a loro sostegno l’Autorizzazione Ambientale recentemente rilasciata dal Ministero dell’Ambiente (Aia 2012) che di fatto consente all’azienda di continuare ad operare nonostante ancora i lavori di ristrutturazione non siano ultimati.

Con l’Aia, si sa, la Procura non è mai stata d’accordo, ma d’altra parte, sintetizzando il pensiero del presidente dell’azienda, solo se si continua ad operare si possono produrre le risorse che permettono di ultimare i lavori. Inoltre per poter sostenere i costi dei lavori di riqualificazione che sono molto onerosi ci sarà bisogno di chiedere finanziamenti alle banche. Ma nessuna banca può concedere un finanziamento, specialmente se così oneroso, a chi non ha un’attività in corso.

Nonostante questo appello però secondo fonti vicine alla Procura tarantina, i giudici non sembrano concordare e vogliono lasciare i sigilli agli impianti. Per una volta dalla parte dell’azienda si è schierata anche una parte del sindacato come la Fim Cisl Taranto che attraverso il suo segretario Cosimo Panarelli ha spiegato:

C’è una situazione davvero singolare nel senso che l’Autorizzazione integrata ambientale è stata rilasciata, il ministero dell’Ambiente ha approvato il piano dell’Ilva sull’Aia e l’azienda resta ferma e non fa partire i lavori di messa a norma della fabbrica sotto il profilo ambientale perchè, afferma, c’è il sequestro giudiziario che glielo impedisce. Da questa situazione bisogna uscire al più presto facendo chiarezza.

A dicembre si fermerà l’altoforno 1 e le batterie di cokeria 3-4-5-6. Scongiurato lo stop all’altoforno 2 il quale però, se non dalla legge, potrebbe essere fermato dalla carenza di risorse che non si potrebbero ottenere proprio perché le cokerie rimarrebbero chiuse. Insomma, l’Ilva è sempre più nel baratro, e l’aria di Taranto rimane comunque irrespirabile.

Photo Credits | Getty Images

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