L’inquinamento acustico negli oceani uccide i pesci

di Marco Mancini 2

La quantità crescente di inquinamento acustico di origine umana nell’oceano potrebbe portare lontano dai propri habitat i pesci, trascinandoli così verso una morte certa, avverte una nuova ricerca effettuata da un team inglese che ha studiato la Grande Barriera Corallina. Dopo essersi sviluppati per settimane in mare, i pesci tropicali nati da poco contano sui rumori naturali per trovare la barriera corallina dove possono sopravvivere e prosperare. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione al rumore artificiale rende i pesci “confusi”, tanto da venir attratti dai suoni sbagliati.

In precedenti ricerche, il dottor Steve Simpson, Primo Ricercatore presso l’Università di Bristol School of Biological Sciences ha scoperto che i pesci appena nati usano i suoni emessi dagli altri pesci, gamberi e ricci di mare, come punto di riferimento per trovare le barriere coralline. Con l’inquinamento acustico umano dalle navi, impianti eolici e la proliferazione petrolifera in aumento, vengono messi in pericolo.

Spiega il dottor Simpson:

Quando hanno solo poche settimane di vita, i pesci della barriera si trovano di fronte ad una sfida monumentale nella localizzazione e nella scelta di habitat idonei. Il rumore della barriera dà loro informazioni vitali, ma se possono imparare, ricordare e venire attratti dai suoni sbagliati, potrebbero essere guidati nelle direzioni sbagliate.

Utilizzando trappole luminose subacquee notturne, il dottor Simpson e il suo team hanno raccolto i piccoli del pesce castagnola mentre tornavano alla barriera corallina. I pesci sono stati poi messi in vasche con altoparlanti subacquei da cui partivano rumori naturali della barriera o un mix sintetizzato di altri rumori. La notte successiva i pesci sono stati messi in camere appositamente progettate (lunghi tubi con condizioni contrastanti a ogni estremità in cui il pesce poteva muoversi liberamente verso la direzione che preferiva) con i suoni naturali o artificiali riprodotti. A tutti i pesci piaceva il rumore barriera corallina, ma solo i pesci che avevano sperimentato il suono artificiale nuotavano verso di esso, gli altri invece lo respingevano. Il dr. Simpson ha così concluso:

Questo risultato dimostra che i pesci possono imparare un nuovo suono e ricordarlo ore più tardi, sfatando il mito della memoria di 3 secondi.

Il suo collaboratore, il dottor Mark Meekan ha aggiunto:

Esso dimostra inoltre che possono discriminare tra suoni e, sulla base della loro esperienza, vengono attratti dalle sonorità che potrebbero davvero sconvolgere il loro comportamento nella notte più importante della loro vita.

In ambienti rumorosi la ripartizione del comportamento naturale potrebbe avere un impatto devastante sul successo della popolazione e la ricostituzione degli stock ittici futuri. Sempre secondo Simpson:

il rumore di origine umana è aumentato drasticamente negli ultimi anni, con piccole imbarcazioni, la navigazione, la perforazione, la palificazione e la sperimentazione sismica adesso a volte copre i suoni naturali di pesci e gamberi. Se catturati accidentalmente imparano a seguire i suoni sbagliati, finendo bloccati vicino ad un cantiere edile o seguendo una nave che torna verso il mare.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Behavioral Ecology e si è svolto presso la Lizard Island Research Station.

Fonte: [Sciencedaily]

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