Isole Carteret: la prima terra sgomberata a causa dei cambiamenti climatici

di Marco Mancini 3

Il giorno che in molti aspettavano è purtroppo arrivato. Un punto di riferimento nella storia del cambiamento climatico globale sta avvenendo mentre ne parliamo, nella totale indifferenza del resto del mondo. Le isole Carteret, in Papua Nuova Guinea, sono diventate il primo sito al mondo in cui tutti i residenti sono dovuti essere spostati a causa del cambiamento climatico. Si tratta dei primi rifugiati ufficiali del riscaldamento globale, visto che sono costretti a spostare la propria vita lontano dalla minaccia sempre crescente delle acque, le quali rischiano di superare le loro case e le coltivazioni. L’isola che chiamano casa sarà completamente sommersa entro il 2015.

Questa storia ha inizio un paio di anni fa, quando è stato suggerito agli isolani di lasciare la loro terra a causa dei cambiamenti climatici. Ma adesso che le previsioni si stanno effettivamente avverando, nessuno sembra più prestare attenzione. E se lo scenario non è così apocalittico come qualcuno potrebbe immaginare, la vita per gli isolani è davvero impossibile.

Sulle Carterets enormi maree hanno lavato via i loro raccolti e l’aumento del livello del mare ha avvelenato quello che rimaneva con il sale. Le persone sono state costrette a spostarsi. Tale relazione deriva dall’Ecologist, uno dei pochi media che si sono interessati alla vicenda, e l’unico ad avere inviato un reporter per testimoniare l’evacuazione. Questo è ciò che ha visto quando è arrivato sulla scena:

Gli uomini sono saliti silenziosamente sulla barca e nelle scialuppe. Essi sono schizzati verso di noi, portando quasi nulla. Accanto a me altri c’erano venuti a a darmi il benvenuto. L’aria era ancora sia triste che felice. Quell’unica barca trasportava cinque uomini, ed è stata la prima tornata in quella che è, a mio modo di vedere, la prima ufficiale evacuazione di un intero popolo a causa del cambiamento climatico.

Così inizia uno sfortunato esodo, per quanto piccolo, di un popolo la cui vita è stata direttamente minacciata dal cambiamento climatico. E anche se l’intera comunità sembra essere composta solo di 40 grandi famiglie (circa 2.000 persone), la perdita delle loro case e lo stile di vita è ancora un tragico evento. Il villaggio di sfollati è già al lavoro per la costruzione di nuove abitazioni in prossimità di un villaggio su un altra più grande isola, su di un terreno più elevato.

E questo è certo essere solo la prima di queste comunità costrette a tale azione, con il livello del mare che continua il suo costante innalzamento, e una netta mancanza di significative azioni da parte dei governi dei Paesi ricchi e inquinanti, nei confronti delle comunità più deboli che un giorno saranno sfollate. L’Australia’s National Facility ha misurato una crescita annua di 8,2 mm del livello del mare sulle isole, associato al cambiamento climatico.

Ma c’è bisogno che lì ci vadano le telecamere dei grandi network mondiali, in modo da far vedere all’intero Pianeta cosa sta accadendo, e dare l’ultima e definitiva dimostrazione ai restanti negazionisti del loro grande errore. Questo è ciò che può accadere. E questo è ciò che accadrà, eventualmente, anche a noi.

Fonte: [Treehugger]

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