La morte serena del lago d’Aral

di Redazione 4

Il lago d’Aral, erroneamente chiamato Mare d’Aral (è salato), è tristemente noto come oggetto di uno dei disastri ambientali più gravi della storia dell’umanità, se non il più grave in assoluto. Così lo descrive Al Gore nel suo libro Earth in balance. Così lo vediamo dalle immagini riprese dal satellite (foto sopra).
L’ampiezza originaria del lago era all’incirca di 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la superficie lacustre hanno subito un calo del 75%. Nel 2007 dell’antico specchio d’acqua era rimasto solo il 10% dell’originale.

A causare l’inaridimento, il piano sovietico del dopo guerra che ha dirottato le acque dei due immissari, Amu Darya e Syr Darya, per sviluppare le colture intensive nei territori limitrofi. Nessuno dei responsabili di questo disastro era all’oscuro delle conseguenze del dirottamento delle acque dei due unici fiumi che alimentavano il lago. Al contrario, sentite cosa dichiarava il sovrintendente al piano di sfruttamento delle acque dei fiumi a scopo agricolo Grigory Voropaev:

Il nostro scopo è proprio quello di far morire serenamente il lago d’Aral.

Era il 1952, oggi del lago è rimasto ben poco, lo testimoniano nuove immagini Envisat che evidenziano la drammatica ritirata del lago di Aral dal 2006 al 2009. Quello che era il quarto bacino pù grande al mondo non esiste quasi più. E benchè nella storia del lago si siano sempre avuti periodi di secca anche piuttosto gravi, gli esperti non hanno trovato precedenti per quanto sta avvenendo ora. Il lago non si riprenderà.

Il mare di tutta la sezione meridionale è previsto si asciughi completamente entro il 2020, ma sono in corso immani sforzi per salvare la parte settentrionale.
La diga di Kok-Aral, un progetto congiunto della Banca mondiale e del governo del Kazakistan, è stata costruita tra le sezioni nord e sud del mare per evitare che l’acqua defluisca e si prosciughi nella parte meridionale. Dalla data del suo completamento, nel 2005, il livello dell’acqua è aumentato nella parte settentrionale di una media di 4 m.

Al posto delle acque del lago oggi ci sono 40 000 kmq di zona secca, di colore bianco a causa de sale sul terreno, denominati deserto del Karakum. Ogni anno violente tormente di sabbia raccolgono almeno 150 000 tonnellate di sale e sabbia dal Karakum trasportandole per centinaia di chilometri, con gravi problemi di salute per la popolazione locale, inverni rigidissimi ed estati torride. Nel tentativo di mitigare questi effetti, nei fondali prosciugati è stata piantata vegetazione che vive in territori aridi e in terreni salini.
Nel 2007, il governo del Kazakistan ha ottenuto un altro prestito dalla Banca mondiale per  l’attuazione della seconda fase, che comprende la costruzione di un’ulteriore diga, il progetto mira a invertire in extremis il disastro ambientale, una delle pagine più tristi nella storia dell’impronta ecologica dell’umanità.

[Fonti: Wikipedia; European Space Agency (2009, July 12). Declining Aral Sea: Satellite Images Highlight Dramatic Retreat. ScienceDaily. Retrieved July 12, 2009, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2009/07/090710092228.htm]

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