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Lipu: per il 60esimo anniversario del Trattato dell’Unione i politici pensino agli animali

Oggi 25 marzo la capitale celebra il 60esimo anniversario della firma del Trattato dell’Unione, avvenuta proprio a Roma nel 1957, momento culmine di impulso per la nascita dell’Unione Europea. Danilo Selvaggi – Direttore generale della Lipu-BirdLife Italia – ne approfitta per lanciare un messaggio ai politici che interverranno ai numerosi appuntamenti romani, affinchè continuino a perseguire la strada della tutela degli animali (e degli uccelli in particolare) ma anche dei loro habitat naturali.

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A Roma sono tornate le rondini e i primi gruccioni, e anche il lupo è tornato alle porte della città. Questo grande risultato si deve anche ai risultati degli ultimi sforzi volti a preservare la biodiversità della campagna romana scampata all’urbanizzazione ma anche alla creazione di quei siti di Natura 200 che hanno permesso di salvaguardare habitat e paesaggi.

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A questo proposito, il direttore Danilo Selvaggi si è così espresso in un comunicato pubblicato sul sito di Lipu Italia:

Natura 2000 è soprattutto questo: uno strumento per conservare la biodiversità senza dimenticare le città dell’uomo. Un modo di mettere assieme natura e società con la consapevolezza che natura e società non possono che stare assieme. Dividerle è l’errore degli errori, è l’anticamera dei problemi. In un certo senso è così anche per le nazioni europee: non possono che stare assieme.

E riguardo al Trattato dell’Unione e alle sue ricadute sulla tutela dell’ambiente, continua:

Oggi, per l’Europa unita, è il momento più difficile. Siamo come in un bottleneck sotto il tiro dei bracconieri. Viviamo uno di quei tempi storici in cui serve tutta l’intelligenza delle istituzioni, della società civile, della gente. L’Europa ha commesso molti errori, tra cui proprio quello di non portare fino in fondo l’idea che il progetto di società europea dovesse alimentarsi di natura e cultura. Non solo il carbone e l’acciaio, non solo banche e conti in ordine ma valori profondi. Eppure, con tutti i suoi limiti, l’Europa ha rappresentato un bene, una grande garanzia di pace e un argine solido alla distruzione ambientale. Se un’Europa incompleta è riuscita a fare tanto, pensiamo a cosa potrebbe essere un’Europa migliore, che trasformi la politica agricola, che destini risorse sufficienti alla biodiversità, che progetti il futuro in modo ancora più condiviso e durevole. Quale grande occasione di vero benessere e buona economia, per i popoli europei e in un certo senso per il mondo intero.

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