Mutamenti climatici, la savana potrebbe diventare una foresta

di Marco Mancini Commenta

Quando si pensa al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici, il primo effetto che ci viene in mente di solito è la desertificazione. Ma per una pianura che diventa deserto, avviene anche l’effetto contrario. Secondo uno studio pubblicato nelle scorse settimane su Nature pare che entro il 2100 la savana africana potrebbe trasformarsi in una florida foresta.

Secondo quanto si legge sull’abstract,

il passaggio dalla savana alla foresta si verifica una volta superata una soglia critica di concentrazione di CO2.

Ogni paesaggio ha la sua soglia e non si possono misurare limiti ben precisi, ma comunque si tratterebbe di modifiche naturali e irreversibili. Se però questo effetto vi sembra positivo, vi sbagliate. Infatti questo cambiamento, che avverrà peraltro in maniera repentina visto che la composizione dell’atmosfera sta variando molto rapidamente, porterà uno “shock sincronico” ai sistemi terrestri che si ripercuoteranno su flora e fauna.

L’effetto sarà quello di trasportarli in una regione diversa da quella a cui sono stati abituati per millenni, come se improvvisamente tutte queste specie fossero messe su un camion e trasferite in un Paese a migliaia di chilometri di distanza. L’adattamento potrebbe non avvenire abbastanza in fretta e molte specie potrebbero non sopravvivere. Anche se questi cambiamenti avverranno nei decenni, come spiega l’autore dello studio Steven Higgins della Goethe University di Francoforte, sulla scala geologica si tratta di mutamenti velocissimi. In passato avvenimenti simili come l’uscita dall’Era Glaciale si sono verificati in diversi secoli e millenni, ora invece è tutto più rapido.

La speranza è che le varie savane dell’Africa possano mutare in periodi differenti, alleviando così lo shock sincronico. Inoltre lo studio sottolinea come non è detto che tutte le piante muteranno le loro “abitudini” perché ce ne sono alcune che rispondono bene ai cambiamenti di concentrazione di CO2 e possono così reggere meglio l’impatto.

[Fonte e foto: Sciencedaily]

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