Puglia, processo Ilva resta a Taranto, sequestrato biostabilizzatore di Poggiardo

di Redazione 1

Due notizie di rilievo dalla Puglia: il processo all’Ilva di Taranto per le emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico resterà nel capoluogo di provincia pugliese, come stabilito di recente dalla Corte di Cassazione che ha respinto l’istanza di trasferimento avanzata da diversi imputati (tra cui diversi esponenti della famiglia Riva. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo del biostabilizzatore di rifiuti di Poggiardo a causa delle esalazioni nocive per la salute dei cittadini.

Il processo all’Ilva di Taranto resta a Taranto: la Corte di Cassazione ha bocciato l’istanza di trasferimento avanzato dai legali di alcuni degli imputati, tra cui i Riva, che avevano dichiarato che la pressione ambientale locale per la chiusura dell’impianto siderurgico avrebbe potuto influenzare l’operato della Giustizia. Niente da fare per gli imputati, quindi. Le contromotivazioni degli inquirenti hanno convinto la Corte di Cassazione della libertà di operato dei magistrati. Il procuratore Franco Sebastio ha elaborato alcune dichiarazioni che meritano di essere riportate:

tale ardita congettura stride con lo stato di latitanza di Fabio Riva, uno dei promotori dell’associazione a delinquere oggetto del presente processo, che dal novembre 2012 si è rifugiato a Londra dove è stato raggiunto da mandato di arresto europeo tuttora in fase di esecuzione.

Sebastio ha inoltre ricordato come le manifestazioni tenutesi nella città di Taranto che avrebbero a detta di alcuni imputati testimoniato del clima poco sereno nei confronti dello stabilimento, si sono svolte con alta partecipazione dei cittadini e con il massimo grado di civiltà. Lo stratagemma della difesa per il trasferimento del processo sembra quindi essere naufragato e nemmeno nel più glorioso dei modi.

Ma tiene banco in Puglia anche una nuova questione relativa al biostabilizzatore di rifiuti di Poggiardo (in provincia di Lecce), appartenente al gruppo Marcegaglia. Non si parla più di semplici cattivi odori, l’impianto di biostabilizzazione emetterebbe miasmi in grado di danneggiare la salute dei cittadini; si parla di cattiva gestione, di “misure di cautela disattese” e di “mancato monitoraggio”. Il risultato è il sequestro preventivo disposto per l’impianto. Per il grande gruppo mantovano e il suo Progetto Ambiente la situazione si fa sempre più spinosa. Dopo il blocco della nuova discarica sulla falda acquifera di Corigliano d’Otranto e il blocco della discarica di Conversano, le indagini dei carabinieri del Noe di Lecce hanno portato al sequestro anche dell’impianto di Poggiardo, dopo le tantissime segnalazioni di problemi alla salute da parte dei cittadini, oltre alla terribile puzza si parla di irritazioni, difficoltà respiratorie, nausea, disturbi del sonno, epigastralgia e altro ancora. Con conseguenze anche sugli introiti delle strutture ricettive locali, ovviamente danneggiate al terribile cattivo odore. Secondo le indagini i problemi nascono per le

emissioni in atmosfera di biogas, provocate dalla gestione dell’impianto, a causa della mancata adozione di accorgimenti diretti ad assicurare la corretta captazione e il razionale convogliamento di notevoli quantitativi di biogas. […] Emissioni non certamente consentite, ma vietate da regole generali o speciali che impongono misure di cautela e prevenzione, totalmente disattese nel caso in esame.

L’ennesima prova che mancano i dovuti controlli (come espressamente indicato anche per questo caso) e che gli scandali ambientali, in Italia, sono sempre all’ordine del giorno.

Photo credits | Getty Images

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