Centrale a idrogeno, aperta a Venezia la più grande al mondo

Fino ad ora si era proceduto solo per via sperimentale, ma da ieri si comincia a fare sul serio. A Fusina, in provincia di Venezia, è stata avviata la prima centrale elettrica a idrogeno di dimensioni industriali, la quale sarà in grado di soddisfare le esigenze energetiche di 20 mila abitazioni senza emettere nemmeno un grammo di CO2.
L’annuncio lo dà Enel che ha costruito questo gioiellino nel polo industriale veneziano grazie alla collaborazione della centrale termoelettrica a carbone e del vicino polo petrolchimico di Marghera che ha fornito le materie prime, fabbriche inquinanti che aiutano una fabbrica pulita a muovere i primi passi. La scelta sembra quasi metaforica, come due genitori ormai anziani che permettono al loro figlio di crescere e, si spera, un giorno sostituirli.
La centrale ad idrogeno di Fusina si basa su un ciclo combinato in cui un turbogas viene alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore per un totale di 16 Mw (Megawatt) di potenza, la cui unica emissione è solo qualche grammo di ossido di azoto. Per il resto si tratta solo di calore e vapore acqueo, per la gioia dei polmoni dei veneziani. La centrale si può a tutti gli effetti definire ecologica in quanto risparmia in primis nelle emissioni di CO2 per una quantità stimata intorno alle 17 mila tonnellate, ed inoltre perché, nel suo ciclo di produzione, utilizza 70 mila tonnellate di combustibile derivato dalla raccolta differenziata e dal trattamento dei rifiuti solidi urbani provenienti da circa 300 mila persone. Si tratta di materiali che sarebbero finiti in discarica, e dunque la centrale ha contribuito a ridurre i rifiuti e le emissioni per il loro smaltimento per ulteriori 60 mila tonnellate l’anno.
Costo dell’impianto: 50 milioni di euro. Può apparire tanto, ma vanno considerati due aspetti. Il primo è che si tratta di cifre enormemente inferiori rispetto a quello che costa una centrale nucleare, dunque per avere una copertura simile si dovrebbero costruire più centrali a idrogeno, creando più posti di lavoro e spendendo comunque meno; e poi va tenuto conto della novità di quest’impianto, il primo al mondo, e di conseguenza il più costoso. Secondo l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti il costo della tecnologia è attualmente di 5-6 volte più del normale, ma investendo ancora su ricerca e sviluppo i costi potrebbero essere abbattuti e rendere questa tecnologia molto più a “buon mercato”.
Fonte: [Corriere della Sera]
Foto: [portomarghera.org]




8 Commenti





avanti così!
ed in italia continuiamo a trascurare la ricerca!
[...] Centrale a idrogeno, aperta a Venezia la più grande al mondo [...]
Interessante. Ma a me risulta che l’idrogeno venga ottenuto quasi esclusivamente da metano o carbone e che il processo generi molta più CO2 di quanta se ne produrrebbe usando direttamente quei combustibili….
vero, è specificato nel post “grazie alla collaborazione della centrale termoelettrica a carbone e del vicino polo petrolchimico di Marghera che ha fornito le materie prime” ma sulla CO2 non ne sarei così sicura, i dati diffusi (che ovviamente vanno presi con le pinze) parlano di un risparmio di emissioni stimato in 17 mila tonnellate di CO2. Hai altri dati che potrebbero aiutarci a capirne di più?
Qui ci sono dei dati più precisi e documentati sulla produzione dell’idrogeno: http://digilander.libero.it/cristinomichele/TesiFely/Capitolo2/capitolo2.htm
Ad ogni modo, nello stesso annuncio dell’Enel, si parla di immagazzinamento sotterraneo della CO2. Ora ammetto di non avere le competenze per valutare questo tipo di scelta ma non vorrei che fosse l’ennesimo tentativo di infilare tutto sotto il “tappeto” delle generazioni future.
Grazie per i dati! Spero l’Enel non abbia “gonfiato” i dati sul risparmio di CO2 anche sulla centrale solare termodinamica Archimede inaugurata oggi, ad una prima occhiata al comunicato stampa c’è da esserne entusiasta! Per quanto riguarda l’immagazzinamento sotterraneo di CO2 è un argomento controverso, come tutto del resto. Greenpeace afferma che lo stoccaggio sotterraneo di CO2 è rischioso perchè non è garantito uno stoccaggio sul lungo periodo, e poi basterebbe un piccolo sfiatatoio trovato nel terreno per rimettere in circolo tutto ciò che viene eliminato, rendendo inutile tutto il lavoro. Ne abbiamo parlato qui.