
Capita molto raramente che dopo aver speso milioni di euro un’azienda decida di abbandonare tutto. Ma capita proprio perché c’è il rischio che andando avanti si spenda ancor più di quello che si è sprecato fino a quel momento. E’ quanto sta accadendo per la tecnologia di stoccaggio della CO2, fortemente voluta dalle compagnie energetiche che continuano a puntare sul carbone, le quali stanno cominciando a ritirarsi dagli investimenti effettuati nella cosiddetta CCS (carbon capture and storage).
Non ha fine la battaglia tra l’Ilva e le associazioni ambientaliste di Taranto. Dopo le varie polemiche dei mesi scorsi, oggi se ne apre un’altra per una vicenda che coinvolge ancora una volta l’azienda, nonostante si tenti in tutti i modi di negare i fatti. L’ambientalista Fabio Matacchiera che da anni si batte contro il colosso siderurgico ha ripreso con la sua telecamera una chiazza di vari colori fuoriuscire dagli scarichi dell’azienda, ed ha portato immediatamente questo materiale in Procura.
Capita spesso che i biologi prendano delle cantonate e diano per spacciate alcune specie, ma per fortuna la vita è più forte di tutto e delle volte alcuni animali ritenuti estinti ritornano dal mondo dei morti. E’ il caso del rospo nano Kandyan, una rarissima specie di anfibio che viveva solo nello Sri Lanka che non veniva avvistato dal lontano 1872. L’IUCN ormai aveva perso le speranze di rivederlo e così lo inserì nel lungo elenco delle specie estinte.
Proprio ieri vi avevamo riportato di uno studio che ha creato molto scalpore secondo cui, viste le peculiari caratteristiche legate alle correnti oceaniche, la East Coast americana era a maggior rischio di vedere un
So che il titolo può aver fatto fare un balzo sulla sedia a molti treehuggers, ma pare che seppur gravi, le emissioni derivanti dalla deforestazione siano meno di quanto non fosse stato calcolato in precedenza. Lo dimostra uno studio pubblicato su Science in cui gli scienziati dell’Università del Maryland hanno voluto verificare i dati attraverso i satelliti NASA, tralasciando i dati ufficiali diffusi dalla FAO, ed effettuando l’analisi del periodo 2000-2005.
Di solito siamo abituati a vedere Paesi ricchi che inquinano e quelli poveri, come le regioni insulari tropicali, che ne pagano le conseguenze. Adesso però qualcosa potrebbe stare per cambiare. Secondo le ultime rilevazioni del US Geological Survey di St Petersburg, in Florida, il tasso di innalzamento degli oceani nel lato Est degli Stati Uniti starebbe accelerando fino a diventare 3-4 volte più rapido rispetto al resto del mondo.
Da anni ormai ci continuano a ripetere lo slogan che le Olimpiadi che cominceranno il mese prossimo a Londra sono le più ecologiche della storia. A parte che dubitiamo che possano essere più ecologiche di quelle dei secoli scorsi, al massimo sono le più green degli ultimi cento anni, quasi ogni giorno spuntano dei motivi per cui questi Giochi sono tutt’altro che sostenibili. Se infatti Londra in quei giorni apparirà come una città ecologica, tutta la macchina organizzativa che c’è dietro fa sì che il peso dell’inquinamento sia scaricato al di fuori dei confini cittadini.