Esplosione nucleare Giappone, il punto sulle centrali

Centrale nucleare di Fukushima: è ancora seria la crisi che ha coinvolto alcuni degli impianti atomici nipponici. Una nuova scossa di 6.2 gradi ha fatto sussultare nuovamente il Giappone, alle prese in queste ore con l’allarme nucleare che fa tremare la popolazione, i Paesi confinanti ed il mondo intero forse ancor più del terremoto, per via degli scenari catastrofici che potrebbe aprire. Occorre mantenere la calma ma chi può stia lontano e lasci il Paese, fanno sapere dall’ambasciata italiana.

Oggi è avvenuta una nuova esplosione nel reattore 2 ed un incendio nel reattore numero 4, reattore che era spento quando è avvenuto il sisma. L‘esplosione è stata scatenata da una reazione chimica avvenuta con il vapore rilasciato, vapore che a contatto con lo zirconio che ricopre le barre di combustibile, rilascia idrogeno.

Esplosione nucleare Giappone, Prestigiacomo: “Non rifacciamo l’errore del 1987”

L’esplosione nucleare in Giappone ha catalizzato l’attenzione dell’UE spingendo ad un’immediata chiusura delle centrali obsolete la Germania, dopo la proroga che aveva fatto discutere qualche mese fa sul prolungamento della vita degli impianti atomici. Bloccati i finanziamenti alla ristrutturazione delle vecchie strutture. Anche la Svizzera guarda ad Oriente con una certa apprensione e chiude temporaneamente alla prospettiva di nuovi impianti: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto, si affrettano a dichiarare le autorità elvetiche a seguito degli incidenti che stanno tenendo con il fiato sospeso il mondo intero sulle sorti della centrale nucleare di Fukushima.

Il commissario all’Energia dell’UE Guenther Oettinger, in vista del vertice di esperti nucleari dell’UE previsto per oggi, ha fatto sapere che all’ordine del giorno c’è, tra l’altro, la discussione sulla fattibilità di un futuro senza nucleare per l’Europa, alla luce della crisi nucleare in Giappone.

Dobbiamo anche porci la domanda se, in Europa, in futuro, potremo soddisfare i nostri bisogni energetici senza energia nucleare.

Nucleare: seconda esplosione in Giappone, Germania e Svizzera decidono di chiudere le centrali

Ormai siamo alla resa dei conti. Se al primo incidente nella centrale di Fukushima i cittadini dei Paesi che hanno centrali nucleari in casa propria sono scesi in piazza per dire basta all’atomo, dopo la seconda esplosione sono i politici a fare un passo avanti, prendendo provvedimenti seri. Ed ora che in Giappone si rischia una nuova Chernobyl, le politiche energetiche dovranno essere rivoluzionate sul serio.

Ma cominciamo dalla situazione giapponese, com’è doveroso che sia. Dopo il reattore numero uno, anche il numero 3 ha ceduto ieri. Una nuvola di fumo bianco, come quella “ammirata” pochi giorni fa, contenente iodio 131 e cesio 137, si è sprigionata nell’aria, portando a 30 km il raggio di evacuazione delle case. Ma durante la notte italiana il Premier Naoto Kan, colui che aveva negato qualsiasi incidente radioattivo, ha ammesso che anche il reattore numero 2 ha ceduto, e la fuga radioattiva “non è da escludere”.

Mutamenti climatici: i Paesi più colpiti saranno i meno responsabili

Gli effetti del cambiamento climatico sulle diverse parti del mondo dovrebbero apparire all’incirca come sono stati rappresentati visivamente nella mappa qui sopra, prodotta da un dottorando della McGill University. Jason Samson ha utilizzato i dati climatici e quelli del censimento per disegnare una mappa dei luoghi in cui il cambiamento climatico avrà probabilmente il più grande effetto sul maggior numero di persone.

La mappa mostra in rosso le aree in cui la vulnerabilità umana al cambiamento climatico sarà più grande; i Paesi in giallo si prevede possano sperimentare un effetto più moderato sulla popolazione, quelli in blu indicano le popolazioni meno influenzate, mentre le aree in bianco hanno una carenza di dati o di persone (come nel caso del deserto).

Fotovoltaico: Puglia, via libera all’anagrafe degli impianti

Via libera, nella Regione Puglia, all’istituzione dell’anagrafe degli impianti fotovoltaici. Questo grazie ad un accordo che in data odierna, lunedì 14 marzo 2011, è stato sottoscritto dalla Regione Puglia, dall’Anci e dall’Upi. Trattasi, in accordo con quanto dichiarato da Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, di un protocollo di rilevante importanza in quanto si potranno sia rendere omogenee le azioni per l’avvio dei controlli, sia fornire al servizio della Regione, delle Province e dei Comuni l’anagrafe con la consapevolezza che quella dell’energia rinnovabile rappresenta un’opzione strategica in quanto offre zero inquinamento e vantaggi dal punto di vista economico.

Contestualmente, il Governatore della Regione Puglia ha posto l’accento sul fatto che occorre anche essere consapevoli del fatto che occorre sia preservare bene il paesaggio, sia andare a tutelare quelle aree che rigidamente devono essere sottoposto a vincolo. L’anagrafe, quindi, servirà proprio per questo, ovverosia per controllare, preservare, ma anche guardare meglio in profondità al fine di impedire che lo sviluppo delle rinnovabili vada a creare danni al territorio.

Centrale nucleare di Garigliano, nani sulle spalle di nani nel ritorno all’atomo all’italiana

La Campania è una delle poche Regioni che ha dimostrato una certa apertura al nucleare in Italia e noi, cari amici, volevamo vedere cosa aveva da insegnare da proporsi con tanta veemenza. E vediamolo questo know-how campano sul nucleare. L’amministrazione regionale è pronta ad ospitare sul suo territorio nuove centrali quando non ha ancora finito di fare i conti con della semplice immondizia. Senza menzionare la pesante eredità del passato atomico italiano. A questo proposito parliamo oggi della centrale nucleare di Garigliano, partendo dalla breve ma efficace cronistoria che ne fa il WWF Aversa.

Il reattore ad acqua bollente (BWR) di 160 MegaWatt, scrive l’associazione, era un modello obsoleto già ai tempi della sua realizzazione, iniziata nel 1959 e terminata nel 1964. Gli incidenti, e non vi stupite, iniziarono prima della fine dei lavori, nel 1963. Diciotto gli incidenti di rilievo fino al 1982. Nel novembre del 1980 una fuga radioattiva di Cesio 137, Cesio 134 e cobalto 60 provocò la morte di 25 bufale ed una moria di pesci.

Centrale nucleare Fukushima, gli scenari della contaminazione

Ne parla all’Ansa il professor Mauro Liberatore, esperto di medicina nucleare dell’Università La Sapienza di Roma, dei rischi di una contaminazione da fuga radioattiva per gli abitanti nell’area della centrale di Fukushima e zone limitrofe.
Liberatore spiega che in questi casi sono tre gli elementi determinanti: lo Iodio 131 (I-131), il Cesio 137 (Cs-137), e lo Stronzio 90 (Sr-90).

A dosi elevate possono scatenare l’insorgenza di tumori, maggiore è la dose di radiazioni assorbita, più alto è il rischio. In molti si saranno chiesti perché alla fetta di popolazione potenzialmente a rischio siano state distribuite pillole di iodio. A questa domanda risponde il professor Paolo Vitti, dell’Istituto di Medicina Nucleare di Pisa:

La contaminazione da radiazioni avviene principalmente in due modi, per irradiazione diretta o per ingestione di cibi contaminati. Le pillole di iodio stabile servono a saturare la tiroide impedendo che venga contaminata dallo iodio instabile che danneggia la cellula a livello di DNA facilitando così l’insorgenza di tumori.

Giappone prima e dopo il terremoto su Google Earth

L’occhio di Mountain View è puntato sul Giappone: su Google Earth le diapositive del prima e del dopo terremoto ritraggono, dall’alto ma affatto distante, la devastazione sismica che ha colpito il Nord-Est del Paese.

Lo tsunami ha aperto un profondo squarcio color fango nell’isola, tappezzando con tinte di distruzione un territorio che, mai come oggi, appare afflitto e trafitto al cuore dalla sua natura fisica, una forza violenta ed inarrestabile che l’ordine, la disciplina architettonica e l’impegno per la massima sicurezza profusi dal popolo nipponico nella progettazione di case e palazzi, centrali nucleari e dighe, non sono riusciti a fermare.

Esplosione centrali nucleari in Giappone, le reazioni dell’Europa

Dopo la seconda esplosione in una centrale nucleare giapponese, a seguito del terribile terremoto di pochi giorni fa, decine di migliaia di persone hanno preso parte ad una manifestazione anti-nucleare nella Germania meridionale. La manifestazione era stata programmata da tempo, ma dopo la notizia dell’emergenza nucleare giapponese, gli organizzatori sono stati travolti da una folla di circa 50.000 persone, molte di più di quelle che speravano potessero arrivare al momento dell’organizzazione.

I manifestanti, che si sono disposti in una catena di 45 km intorno alla centrale elettrica di Neckarwestheim (Stoccarda), chiedevano che il Governo tedesco prendesse le distanze dal nucleare. Il Cancelliere Angela Merkel, che ha esteso la durata della vita delle centrali nucleari in Germania, ha convocato i ministri per una riunione d’emergenza.

Balenottera spiaggiata, le cause della morte

Sono state scoperte le cause della morte della balenottera spiaggiata lungo le coste di San Rossore, in provincia di Firenze, lo scorso 26 gennaio.

La balena di 25 metri, chiamata Regina perché per morire ha scelto il litorale della Versilia dove si trovava la tenuta reale,  è morta a causa del morbillo e della pcb (policlorobifenili).

Barriere coralline, il modo per salvarle potrebbe essere allevarle

In occasione del primo San Francisco Green Film Festival, una rassegna cinematografica dedicata ai corti e lungometraggi con tematiche ambientali, che si è tenuto due settimane fa, un film ha attirato l’attenzione di molti in quanto potrebbe rappresentare la soluzione ad uno dei problemi principali degli oceani: la perdita di barriere coralline.

Il film si chiama The Coral Gardener (letteralmente “il giardiniere di coralli”, dura appena 10 minuti e racconta di un uomo, Austin Bowden-Kerby, che ha avuto un’idea sorprendente. Il dott. Bowden-Kerby è un biologo marino che vive nelle isole Figi, ed ha trovato un modo semplice ma efficace per ripristinare la barriera corallina: allevarla. Ha insegnato il suo metodo alle comunità costiere ed ha già avuto successo nel migliorare la salute delle barriere locali.

Mobilità sostenibile: Milano, contributi per i taxi verdi

A breve a Milano sarà emanato un bando grazie al quale potrà essere incentivato, nell’ambito delle misure a sostegno della mobilità sostenibile, l’acquisto di taxi “verdi”, ovverosia vetture più efficienti e più rispettose dell’ambiente. A darne notizia venerdì scorso, 11 marzo 2011, è stato Riccardo De Corato, Assessore alla Mobilità e Vice Sindaco del Comune di Milano, dopo che per la misura è stato istituito un apposito fondo con una dotazione finanziaria pari ad un milione di euro.

La concessione del contributo, a favore dei proprietari delle licenze taxi, è subordinata, previa presentazione della domanda di accesso al bando, all’acquisto di un nuovo mezzo con alimentazione a metano, gpl, oppure ibrida; ma si può accedere ai fondi anche nel caso in cui il proprietario del taxi intenda trasformare i veicoli di classe Euro 3 o Euro 4 con l’alimentazione a metano o gpl.