Dai capelli ai “pompon”, per fermare la marea nera la BP le prova tutte

di Redazione 7

La marea nera si sta diffondendo verso ovest, verso importanti canali di navigazione e aree ricche di frutti di mare del litorale della Louisiana, dove i divieti di pesca di gamberetti e ostriche sono stati allargati. Lo stato di emergenza è ormai stato dichiarato in quasi tutta l’area, ma nonostante tutto, la BP non ha la minima idea su come fermare la fuoriuscita di petrolio. Dopo un accumulo di gas cristallizzato nella cupola nella giornata di ieri, gli ingegneri sono stati costretti a ritardare gli sforzi per contenere le perdite, rimandando un nuovo tentativo alla giornata di sabato.

E così BP è stata costretta ad esaminare i modi per superare i problemi che si sono susseguiti, e sta prendendo in considerazione anche le alternative più “fantasiose”. Dagli idrati di gas (un gas metano fangoso che potrebbe bloccare il petrolio facilitandone il recupero tramite una nave) ai BOP (Blowout Preventer) cioè dei macchinari che pompano detriti ad alta pressione sott’acqua, i quali servono per ostruire i fori e ridurre notevolmente il deflusso del petrolio, le stanno provando davvero tutte.

In realtà ci vorranno un sacco di detriti – alcuni pneumatici triturati, palle da golf e cose del genere – e sparandoli con una pressione molto alta possiamo vedere se possono intasare (le falle) per fermare la perdita

ha spiegato Thad Allen, capo della Guardia Costiera, alla CBS News. BP sta anche pensando ad una nuova perforazione che, assorbendo il petrolio che fuoriesce dalla prima piattaforma, arresterebbe la fuga. Unico problema è che potrebbe richiedere tre mesi.

Centinaia di imbarcazioni sono impiegate per lo sversamento dei disperdenti utilizzati per diluire il petrolio con una seconda ondata, dopo quella della settimana scorsa. Finora ne sono stati già versati 1,1 milioni di litri.

Ma le idee non finiscono qui. Camion di sabbia sono stati consegnati a Port Fourchon per riempire sacchi di grandi dimensioni, i quali saranno calati dagli elicotteri della Guardia Nazionale in cinque aree lungo la costa per comporre una sorta di diga in modo da ridurre la quantità di petrolio che raggiunge le coste; in Alabama, i lavoratori della BP in stivali di gomma e guanti stanno assorbendo il petrolio con fibre sintetiche chiamate “pompon“, erette come una recinzione lungo la famosa spiaggia di Dauphin Island; ma c’è anche chi ha proposto di inviare tonnellate di capelli, recuperati da migliaia di parrucchieri in tutto il mondo ed insaccati in reti di nylon, i quali sono in grado di assorbire grosse quantità di materiale, ma anche pellicce e balle di paglia. Insomma, le stanno provando davvero tutte, ma sarebbe bastato fare un po’ più di attenzione per evitare un disastro le cui dimensioni, dopo 3 settimane, non sono ancora calcolabili.

Commenti (7)

  1. Secondo me, si potrebbe tentare di chiudere la falla, coprendo l’area con massi frangiflutti di grandi dimensioni, fino a creare una collinetta sopra la perdita, seguiti da massi di dimensioni inferiori e poi da pietrisco. Infine, coprire il tutto di cemento, mandando giù dei contenitori da aprirsi una volta in posizione o tramite una condotta tipo quella delle betoniere (lunga 1500 m.!!). La soluzione è sicuramente attuabile in tempi brevi e i costi non dovrebbero essere eccessivi.

    Massimo Giuliani

  2. Se i tubi da cui fuoriesce il petrolio sono di ferro credo che la soluzione potrebbe essere una pressa idraulica che una volta inserito il tubo all’interno della pressa verrebbe stretto tra due morse

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