Pesce contaminato da mercurio, una minaccia che si estende a macchia d’olio

pesci contaminati da mercurioLa totalità dei pesci esaminati come campione dell’intera fauna ittica dei fiumi statunitensi risulta contaminata da mercurio. E c’è poco da stare allegri se pensiamo che il pesce surgelato che arriva sulle nostre tavole è sempre meno made in Italy.

Ci ricordano da più parti che mangiare pesce aiuta a mantenersi in buona salute, per via degli acidi grassi omega 3 che fanno (si dice) tanto bene al cuore. Eppure non fa altrettanto bene il mercurio, malgrado i pesci ne siano ormai tutti contaminati. Sono i dati che emergono da un recente studio condotto dallo US Geological Survey (USGS).

Allarme inquinamento in Brianza: sversati 600 mila litri di petrolio nel Lambro (Gallery)

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In Brianza non abbiamo mai avuto degli episodi ambientali così gravi.

Così ha definito la situazione in cui si trova attualmente la zona vicina al fiume Lambro il rappresentante dell’azienda Brianzacque che gestisce il depuratore della zona. Nella giornata di ieri alcuni balordi (4 per i carabinieri) hanno aperto tre cisterne della ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, provincia di Monza, causando la fuoriuscita di 600 mila litri di gasolio e olio combustibile, i quali sono confluiti nel condotto fognario, e dopodiché nel fiume Lambro.

A causa dell’ovvio blocco del depuratore, si è creato un allarme ambientale senza precedenti. Per fortuna la fuoriuscita è stata fermata a fine mattinata dai tecnici della Brianzacque, e la perdita è durata solo poche ore, ma riparare i danni causati dal petrolio che ha intaccato i chilometri circostanti non sarà facile. Il rischio infatti è che il fiume nero che ha invaso il Lambro raggiunga in breve tempo il Po, e qui sì che potrebbe creare danni ancora peggiori, vista l’enorme portata del più grande fiume italiano. Per questo la Protezione Civile si è già attivata ed ha allestito uno sbarramento a San Zenone, in provincia di Lodi.

Emergenza smog, stop al traffico in ottanta comuni della Pianura Padana

inquinamento Milano stop trafficoSecondo indiscrezioni, la data fissata per lo stop al traffico negli ottanta comuni della Pianura Padana è quella di domenica 28 febbraio. Una misura straordinaria, la convocazione dei sindaci di numerose città e cittadine dell’area tra le più inquinate ed inquinanti d’Italia, fortemente voluta, pubblicizzata (più volte, a gran voce, quasi sbandierata) dal primo cittadino di Milano, Letizia Moratti e da Sergio Chiamparino, sindaco di Torino.

E’ probabile che questa decisione con tanto di megafoni e squilli di trombe sia in relazione con l’impatto negativo avuto sulla buona condotta dei governanti padani dalla notizia di casi sospetti di leucemia in bambini residenti nella stessa zona del milanese, con il livello di polveri sottili che da mesi rasenta ormai il limite del consentito e del vivibile, con l’approssimarsi delle elezioni regionali, con alcune inchieste che dovrebbero far luce  su presunti comportamenti illeciti su inquinamento e smaltimento dei rifiuti proprio in alcune regioni del Nord.

Acqua contaminata, malattie simili per delfini e uomo

delfini malattie

Un gruppo di associazioni non governative e no profit, parlando alla riunione annuale della American Association for the Advancement of Science (AAAS), ha presentato una ricerca che suggerisce come le malattie che si riscontrano nei delfini sarebbero simili alle malattie umane e possono fornire indizi utili nel campo della salute umana. Primo tra tutti, come potrebbe essere danneggiato l’uomo dall’esposizione all’acqua contaminata, alle coste inquinate e ai frutti di mare tossici.

“I delfini e gli esseri umani sono entrambi mammiferi, e la loro dieta comprende gran parte del pesce che noi stessi consumiamo. A differenza di noi, tuttavia, sono esposti a minacce  come le alghe tossiche o scarsa qualità dell’acqua per 24 ore al giorno”, ha detto Carolyn Sotka, del NOAA, che ha coordinato lo studio. “Le affinità fisiologiche dei delfini con gli umani sono una sorta di sentinella importante: non solo ci avvertono dei rischi per la nostra di salute, ma ci forniscono anche una conoscenza di come la nostra salute può trarre vantaggio dalle nuove scoperte mediche”.

“La salute dell’ecosistema marino è connessa con la salute ed il benessero pubblico. Il NOAA si è impegnato a una migliore comprensione di questi collegamenti e per la costruzione di partnership necessarie per avere oceani sani, e dunque umanità in buona salute.”

Fertilizzanti cinesi: 100 volte peggiori delle piogge acide

agricoltura cinese

Tra i tanti problemi della Cina, quello più vicino a noi, e forse anche più pressante in questo periodo, è l’inquinamento. Non si parla ovviamente solo di quello atmosferico, ma è molto diffuso, anche se se ne discute poco, quello che riguarda le acque. Il Governo cinese, tra i più conservatori al mondo, e di conseguenza anche molto protezionista, ha ammesso il problema. Soltanto che, piccolo particolare, alcune statistiche dicono che la situazione è almeno due volte peggiore delle cifre ufficiali.

Parte di questo problema è dovuto agli scarichi agricoli, fortemente contaminati da un uso eccessivo di fertilizzanti. Ma l’acqua non è l’unica cosa che viene inquinata dai troppi prodotti chimici. Mongabay evidenzia in un nuovo articolo su Science che specifici suoli della Cina sono acidificati a causa delle cattive pratiche agricole:

L’agricoltura cinese si è intensificata notevolmente dall’inizio degli anni ’80 in una zona limitata della terra con ingressi di enormi quantità di fertilizzanti chimici ed altre risorse

spiegano gli autori, sottolineando che il consumo dei fertilizzanti azotati in Cina ha raggiunto 32,6 milioni di tonnellate nel 2007, con un aumento del 191% rispetto ai livelli del 1981.

Polveri sottili aumentano rischio di ictus ed infarto

inquinamento atmosfericoMolte città italiane, vedi l’esempio di Milano, pur di ridurre l’inquinamento atmosferico hanno optato per soluzioni tanto drastiche quanto impopolari, come l’ecopass, gli stop completi al traffico una tantum, tutto pur di abbassare la soglia di polveri sottili, sempre pericolosamente in bilico tra la norma e l’eccesso.
Queste iniziative non dovrebbero restare episodi isolati, in ballo c’è infatti la salute dei cittadini, in particolare ad essere compromesse dall’inquinamento sono le vie respiratorie, con bambini che sempre più sviluppano asma e allergie.

Tuttavia, una recente ricerca, effettuata da un team internazionale di studiosi, composto da ricercatori svizzeri, spagnoli e californiani, ha scoperto che anche il cuore sarebbe a rischio a causa del particolato dei gas di scarico delle auto. Secondo quanto riportato nello studio, le polveri inquinanti possono portare ad un ispessimento delle pareti delle arterie, con conseguente aumento del rischio di subire un attacco cardiaco o un ictus.

Il 90% della fusione dell’Himalaya è dovuta a fuliggine e aerosol

himalaya

Abbiamo segnalato diverse volte diversi studi che puntano il dito contro l’aerosol, una componente tra le più importanti per quanto riguarda i cambiamenti climatici, e la fuliggine, dato che il nerofumo accelera lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya. Ora, alcune nuove ricerche dal Lawrence Berkeley National Laboratory quantificano questa preoccupazione, dimostrando che finora eravamo stati anche fin troppo ottimisti.

Surabi Menon ha spiegato a Space Daily:

Le nostre simulazioni hanno mostrato che i gas a effetto serra da soli non sono abbastanza per essere responsabili dello scioglimento delle nevi. La maggior parte dei cambiamenti nella neve e nel ghiaccio – circa il 90% di essa – è dovuta all’aerosol. La fuliggine da sola contribuisce almeno al 30% di questa somma.

L’articolo prosegue spiegando che la fuliggine può dare un contributo ancora più grande (forse fino a quattro volte superiore, dice Menon) perché le scorte di dati utilizzati nelle simulazioni hanno dato diverse misurazioni a seconda delle diverse stazioni in India. Sfortunatamente però, questi dati misurati non sono tanto completi da poter essere incorporati in questi particolari modelli climatici.

Stati Uniti: una centrale nucleare ogni 4 ha delle perdite di materiale radioattivo

Vermont Yankee Nuclear Power Plant

L’Associated Press ha recentemente riportato che almeno 27 dei 104 reattori nucleari in tutti gli Stati Uniti stanno perdendo i livelli potenzialmente pericolosi di trizio nelle acque sotterranee intorno agli impianti. La portata del problema è emersa dopo la recente scoperta di una perdita nello stabilimento di Vermont Yankee. Secondo l’AP, nuovi test hanno dimostrato che i livelli di trizio nei pozzi a Vernon, sono più di tre volte e mezzo sopra il livello di sicurezza federale.

Questo caso scoppia proprio quando il presidente Obama si ritrova a parlare di energia nucleare, invitando a “costruire una nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite”, e dopo lo stanziamento di oltre a 54,5 miliardi dollari destinati a progetti nucleari.

Nonostante gli sforzi, i gas serra continuano ad aumentare

rilevazioni inquinamento nel ghiaccio

Nonostante un decennio di sforzi a livello mondiale per ridurre le sue immissioni nell’atmosfera, la NOAA e gli scienziati universitari hanno misurato un aumento delle emissioni di gas a effetto serra che è migliaia di volte più efficace per catturare il calore rispetto al biossido di carbonio e persiste nell’atmosfera per circa 300 anni. La sostanza HFC-23, o trifluorometano, è un sottoprodotto della clorodifluorometano, o HCFC-22, un refrigerante contenuto nei condizionatori d’aria e frigoriferi e materiale di partenza per la produzione di calore e di prodotti chimico-resistenti, come cavi e rivestimenti.

Senza gli sforzi internazionali per ridurre le emissioni di HFC-23, le sue emissioni nell’atmosfera, e l’abbondanza, sarebbero state ancora maggiori negli ultimi anni, come è stato con le emissioni nel 2006-2008, di circa il 50% superiore alla media 1990-2000

ha spiegato Stephen Montzka, ricercatore chimico alla NOAA e autore principale dello studio.

E’ l’Australia la nazione meno ecologica al mondo

australia canguri

Se si pensa alle nazioni più inquinanti del mondo, il pensiero che viene subito è diviso tra Stati Uniti e Cina. Ed invece è l’Australia che continua a vincere grandi “trofei”, in termini di impatto ambientale. Peccato che siano trofei negativi. La più grande nazione dell’Oceania può “vantare”:

  • Il più alto tasso di estinzione di mammiferi nel mondo sviluppato;
  • Il più alto tasso mondiale di emissioni di anidride carbonica pro capite;
  • Le più grandi case del mondo;
  • Il debito più alto al mondo, tra le nazioni sviluppate.

A quanto pare l’Australia batte ora l’America anche per la quantità di tempo perduto a causa dei sempre maggiori ingorghi del traffico.

Il buco nell’ozono? Forse è meglio lasciarlo aperto

buco nell'ozono

Il buco nello strato di ozono è ormai costantemente in chiusura, ma la sua riparazione potrebbe effettivamente aumentare il riscaldamento del Sud del mondo, secondo gli scienziati dell’Università di Leeds. Il buco dell’ozono antartico una volta era considerato come una delle maggiori minacce ambientali, ma la scoperta di un feedback in precedenza sconosciuto dimostra che esso ha invece contribuito a proteggere questa regione dal riscaldamento indotto dal carbonio negli ultimi due decenni.

I venti ad alta velocità nella zona sotto il buco hanno portato alla formazione di nubi nel periodo estivo, che riflettevano i più potenti raggi del sole.

Queste nubi hanno agito come uno specchio per i raggi del sole, che riflette il calore lontano dalla superficie nella misura in cui il riscaldamento, dovuto alle emissioni di anidride carbonica in aumento, è stato effettivamente annullato in questa regione durante la stagione estiva. Se, come sembra probabile, i venti si fermeranno, l’aumento delle emissioni di CO2 potrebbe quindi causare l’accelerazione del riscaldamento dell’emisfero meridionale, che avrebbe un impatto sulle previsioni del clima futuro

ha spiegato il professor Ken Carslaw dell’Università di Leeds, co-autore della ricerca.

Le zone semi-aride assorbono più Co2 delle foreste

zona semi-arida

Le foreste, lo sappiamo, assorbono CO2 aiutandoci a ridurre il riscaldamento globale. Questi pozzi naturali di carbonio sono alla base dei programmi di compensazione, modelli climatici, e la maggior parte del futuro della politica ambientale. Anche le foreste assorbono e trattengono il calore, però, e la nuova ricerca suggerisce che, in almeno un tipo di terreno, questo effetto di riscaldamento è superiore ai benefici della cattura di carbonio.

Per 10 anni, il professor Dan Yakir è stato leader di un team di ricerca dell’Istituto Weizmann che ha registrato i dati da una stazione FluxNet nella Foresta Yatir, ai margini del deserto del Negev. La sua ricerca ha dimostrato che il bosco semi-arido di pini è un pozzo di carbonio particolarmente efficace, il quale supera la foresta europea di pini, la quale corrisponde alla media globale.

Quando controllava il bilancio energetico totale delle foreste, tuttavia, ha scoperto alcuni risultati sconvolgenti: gli alberi hanno assorbito una grande quantità di radiazioni solari, soprattutto se confrontati con i cespugli vicini e al deserto. Inoltre, il meccanismo di raffreddamento dei pini, in cui le foglie trasferiscono il calore al passaggio delle correnti d’aria, conduce ad una grande quantità di calore assorbito e conservato nella foresta.

L’Asia sta inquinando gli Stati Uniti

inquinamento cina

L’ozono che soffia dall’Asia sta aumentando i livelli di un ingrediente importante dello smog nei cieli occidentali degli Stati Uniti, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature. Gli importi sono piccoli e, finora, solo in una regione dell’atmosfera denominata troposfera, ad un’altitudine da 3 a 8 km, ma lo sviluppo potrebbe complicare gli sforzi degli Stati Uniti per il controllo dell’inquinamento atmosferico.

Anche se i livelli sono piccoli, sono stati in costante aumento dal 1995, e probabilmente già da prima, ha spiegato l’autore Owen R Cooper, ricercatore presso l’Università del Colorado.

L’aspetto importante di questo studio per il Nord America è che abbiamo un forte indizio che l’ozono basale è in aumento. Ancora non si sa quanto sta scendendo verso la superficie. Se l’ozono superficiale è in aumento con l’ozono troposferico libero, ciò potrebbe rendere più difficile per gli Stati Uniti raggiungere lo standard di qualità per l’ozono.

Lo studio è il primo a rilevare il collegamento tra l’ozono atmosferico negli Stati Uniti e l’inquinamento asiatico, ha aggiunto Dan Jaffe, uno dei ricercatori dell’Università di Washington-Bothell, dove insegna chimica atmosferica e ambientale.

Inquinamento del mare: come sta il Mediterraneo?

mar mediterraneoIl Mar Mediterraneo lambisce tre continenti: Africa, Asia ed Europa, con i suoi 46000 chilometri di costa è una ricchezza che appartiene a 19 paesi. Questa risorsa abbondante di vita e acqua ha sostenuto la civiltà umana per migliaia di anni ed ora è in grave pericolo a causa dell’inquinamento.

Quasi completamente chiuso, occorrono infatti fino a 100 anni affinché le sue acque possano rinnovarsi completamente. Questo ambiente unico è la patria di una vasta gamma di ecosistemi marini, ora a rischio per via dell’alto tasso di sostanze tossiche che stanno avvelenando il nostro mare.