Ecologia, la città più vivibile al mondo è Melbourne

di Redazione Commenta

E’Melbourne, la città australiana dello stato di Victoria, la città più vivibile al mondo. A rivelarlo è la classifica stilata dalla rivista Economist Intelligence Unit che ogni anno prende in esame le 140 grandi città del Pianeta e verifica se possiedono i 5 criteri di vivibilità, ossia la stabilità economica, la sanità, la cura e la tutela per l’ambiente, la cultura e l’istruzione, le infrastrutture. Al secondo posto della classifica vi è Vienna, città molto diversa per tradizione e cultura. Scopriamo insieme pregi e difetti delle città più vivibili al mondo.

Melbourne torna ad essere per il secondo anno consecutivo la città più vivibile al mondo grazie al piano di sviluppo delle infrastrutture messo a punto dal governo federale dello stato di Victoria che sin dal 2010 ha dato il via ad un ambizioso piano di sviluppo di strade e ferrovie. La città australiana inoltre è risultata la migliore per 3 su 5 categorie di confronto. Vivere a Melbourne vuol dire avere una sanità eccellente, un elevato grado di istruzione e avere le migliori infrastrutture del mondo; anche se gli altri parametri non sono stati da meno vista la posizione della località australiana sul mare, la grande quantità di aree verdi, la vita culturale attiva e la stabilità politica. Come ha commentato Ted Baillieu, premier della regione di Melbourne

Siamo invidiati dal resto del mondo per il nostro intenso stile di vita, per il business competitivo e la forza lavoro qualificata e innovativa. Melbourne ha, inoltre, una vivace comunità multiculturale, una rinomata scena artistica ed eccellenze enogastronomiche di fama mondiale, così come svariate opportunità per shopping e tempo libero.

Al secondo posto della classifica dell’Economist Intelligence Unit c’è Vienna, una città europea del tutto diversa per storia e tradizione dalla recente città di Melbourne: rappresenta un po’ la tradizione storica e culturale che si scontra con l’innovazione.

[Fonti: Il Corriere della SeraEconomist Intelligence Unit]

[Photo Credit | Thinkstock]

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