Il Giappone segue gli Usa nella svolta verde

di Paola P. Commenta

Ormai è chiaro: per vincere le elezioni bisogna avere un programma ecologista. Ce l’ha fatta Obama, l’ha imitato Yukio Hatoyama, il nuovo presidente del Giappone, appena eletto dopo oltre 50 anni di amministrazione dei conservatori liberaldemocratici. Tra le varie promesse di Hatoyama, dall’uscita dalla crisi alle rivoluzioni in stile-Obama, c’era anche quella che più interessa anche a noi, e cioè l’abbattimento delle emissioni.

Il precedente presidente, Tato Aso, aveva fissato il limite alle emissioni, con un obiettivo troppo modesto viste le tecnologie di cui dispone il Giappone, e soprattutto visto che, in quanto seconda economia mondiale, è un forte inquinatore. L’obiettivo era di abbattere le emissioni dell‘8% entro il 2020. Troppo poco. E così il nuovo presidente ha promesso di diminuirle dall’8 al 25% entro il 2020, anche meglio rispetto a quanto promesso dall’Unione Europea. Vediamo come.

Il primo impegno Hatoyama l’ha preso per il prossimo 22 settembre, quando si terrà una conferenza delle Nazioni Unite per preparare il meeting di Copenaghen, ed in cui il nuovo presidente presenterà il suo piano nei dettagli, e chiederà ai Paesi in via di sviluppo di fare la loro parte.

I Paesi in via di sviluppo devono fare la loro parte in un piano di sviluppo sostenibile e di eliminazione della povertà seguendo responsabilità comuni, ma differenziate

ha anticipato Hatoyama. Da parte sua, il Giappone punterà sulle auto ecologiche, specialmente elettriche e ibride, visto che le case automobilistiche nipponiche sono state tra le prime a sviluppare tali tecnologie; ma poi si punterà anche sulle rinnovabili per

costruire una società non dipendente dal carbonio.

Si punterà molto sul solare, il settore del futuro che, a detta dello stesso presidente, sarà uno dei modi per uscire dalla crisi, visto che essendo un settore nuovo, creerà migliaia di posti di lavoro. Inoltre Hatoyama ha come obiettivo quello di ergersi a modello per gli altri, e comporre una piattaforma internazionale per stabilire dei limiti e degli obiettivi precisi e giusti, a seconda delle opportunità delle singole nazioni. Naturalmente tale iniziativa ha subito ricevuto il plauso del WWF, e noi speriamo che vi riesca, anche perché spingerebbe anche Paesi come l’Italia ad uscire dall’immobilità.

Fonte: [Repubblica]

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